Mucca pazza: Coldiretti, le emergenze sono costate 5 miliardi ma volano i consumi di prodotti tipici


Ammonta a 5 miliardi di euro il bilancio dei costi provocati al sistema economico italiano dalle emergenze a tavola a partire dalla mucca pazza, che per dimensione e vastita’ e’ stata il primo e il piu’ drammatico allarme in Italia. E’ quanto emerso dall’incontro ”Mucca pazza: dieci anni dopo”, promosso dalla Coldiretti e dalla Fondazione Univerde a dieci anni dal varo delle misure emergenziali nazionali. Secondo l’indagine Eurobarometro, di fronte alla notizia che un prodotto alimentare non e’ sicuro, il 13% degli italiani – sottolinea Coldiretti – dichiara che lo esclude definitivamente dalla dieta, il 43% lo evita solo per un certo periodo di tempo, il 30% si preoccupa ma non cambia negli acquisti, il 12% ignora addirittura l’informazione, gli altri non rispondono. Si stimano pari a 2 miliardi le perdite subite dal sistema della produzione, trasformazione e commercio della carne subite solo a seguito dell’emergenza mucca pazza. In questa direzione particolarmente efficace – sostiene Coldiretti – si e’ dimostrata l’introduzione dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne bovina in vendita. Una misura che e’ stata introdotta in Italia con successo anche per la carne di pollo (2005) in occasione dell’emergenza influenza aviaria. ‘Si tratta di emergenze che nascono spesso da tentativi fraudolenti di risparmiare nei costi di produzione del cibo per farlo arrivare a prezzi stracciati sugli scaffali”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini. La grande reattivita’ dei consumatori alle emergenze sanitarie alimentari e’ confermata dall’indagine Eurobarometro dalla quale si evidenzia che l’86 per cento degli italiani e’ oggi preoccupato della sicurezza del cibo, al quale viene addirittura associato un rischio potenziale superiore a quello di un incidente in macchina o delle malattie. In particolare il 57 per cento teme le contaminazioni del cibo da parte delle confezioni, l’80 per cento del virus dell’influenza aviaria, l’82 per cento degli italiani e’ preoccupato che nelle carni ci siano ormoni e l’83 per cento degli italiani teme la presenza di mercurio nel pesce o diossina nella carne.
L’emergenza ”mucca pazza” ha contribuito a spingere nei dieci anni successivi i consumi di prodotti tipici degli italiani che sono aumentati del 650 per cento, per un valore di 7,5 miliardi di euro. E’ quanto e’ emerso nel corso dell’incontro ”Mucca pazza: dieci anni dopo”, promosso dalla Coldiretti e dalla Fondazione Univerde. ”La mucca pazza e’ stata uno spartiacque tra un modello di sviluppo dell’agroalimentare rivolto solo al contenimento dei costi ed uno attento alla qualita’, all’ambiente e alla sicurezza alimentare che ha permesso all’Italia di conquistare la leadership in Europa”, ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini. Dopo dieci anni – rileva Coldiretti – la Bse è di fatto scomparsa dagli allevamenti italiani per l’efficacia delle misure adottate per far fronte all’emergenza, come il monitoraggio di tutti gli animali macellati di età a rischio, il divieto dell’uso delle farine animali nell’alimentazione del bestiame e l’eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare. Per le misure di sorveglianza sono stati spesi dal 2001 ad oggi oltre 6 milioni di test finanziati dallo Stato italiano per un costo stimabile intorno oltre i 100 milioni di euro. Di fatto la mucca pazza ha determinato un deciso cambiamento dell’allevamento italiano e salvato dall’estinzione – continua Coldiretti – l’intero patrimonio di razze bovine Made in Italy, dalla chianina alla maremmana. La decisa svolta nei consumi e nella produzione verso sistemi di produzione piu’ sostenibili e’ confermato dal fatto – sostiene Coldiretti – che il fatturato dei prodotti biologici in dieci anni e’ triplicato arrivando agli oltre tre miliardi di euro attuali, mentre si e’ piu’ che dimezzata la presenza di residui chimici nella frutta e verdura. Un risultato sostenuto da un accurato sistema nazionale di controllo con oltre un milione tra verifiche e ispezioni nel 2010. L’esperienza mucca pazza ha anche rappresentato – conclude Coldiretti – un precedente importante per l’attuazione del principio della precauzione nell’introduzione di nuove tecnologie nell’ambito alimentare che di fatto ha contribuito ad evitare contaminazioni da Ogm nell’agricoltura italiana.(ANSA).

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