Mucca pazza: livornese in fin di vita. Bisogna evitare allarmismi

Una livornese di 42 anni è ricoverata in condizioni disperate nell’hospice di cure palliative dell’ospedale di Livorno, dopo avere contratto la variante della sindrome di Creutzfeldt-Jakob, il cosiddetto morbo della ‘mucca pazza’. E’ il secondo caso della malattia registrato in Italia; il primo colpì una donna siciliana nel 2002. Il caso era stato segnalato come “probabile variante della malattia di Cjd ” nell’ottobre del 2009 dal ministero della salute. Non è ancora chiaro in che modo la paziente abbia contratto la malattia.
La notizia ha riproposto vecchie paure, ma se da un lato non è ancora chiaro in che modo la paziente abbia contratto il morbo, dall’altra sono unanimi i commenti che ricordano come oggi la malattia sia praticamente scomparsa dagli allevamenti europei. Situazione ribadita nei giorni scorsi anche dal Commissario europeo alla Salute John Dalli. Secondo i numeri forniti dalla Commissione Ue nella UE dai 37.000 animali ammalati del 1992 si e’ passati, nel 2009, a soli 67, dei quali appena due casi in Italia su oltre 450 mila test effettuati.
”Non esiste nessun pericolo oggi per la mucca pazza” precisa quindi in una nota Assocarni sottolineando che ”pur non essendo certo al momento che nel caso in questione si tratti di tale patologia (numerosi altri sospetti negli scorsi anni sono stati poi esclusi), la eventuale esposizione alla malattia potrebbe essere avvenuta molti anni fa e, probabilmente, in aeree geografiche differenti dal nostro Paese. Infatti, l’incidenza praticamente scomparsa negli animali e le misure di protezione comunque in vigore (test, eliminazione degli organi a rischio ecc) eliminano di fatto tale possibilita”’.
”Se confermato – commenta anche di Coldiretti – è una eredità del lontano passato facilmente prevedibile, per i lunghi tempi di incubazione della malattia, che non ha nulla a che fare con il consumo della carne italiana, che è del tutto sicuro grazie ad un rigido sistema di controlli introdotto con successo nel 2001 per far fronte all’emergenza Bse”.
”Bisogna evitare allarmismi inutili e dannosi” afferma la Confederazione italiana agricoltori (Cia) sottolineando che “I controlli sono ferrei e funzionano” e che la Bse oggi è definitivamente scomparsa dai nostri allevamenti bovini.
La Lav rivolge comunque un appello alle autorità europee e nazionali per ripensare il modello alimentare basato sul crescente consumo di ingredienti animali e sull’allevamento intensivo, incentivare campagne d’informazione sull’alimentazione vegetariana e non abbassare la guardia sulle misure restrittive introdotte dall’Ue nella lotta alla Bse. ”E’ quanto meno prudente – secondo Lav – affermare che le misure introdotte in piena emergenza Bse devono essere mantenute”.

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