Nasce in Emilia Romagna comitato anti ogm

Verdi, ambientalisti, produttori biologici dell’Emilia-Romagna hanno dato vita a un comitato che chiede che nella regione sia vietata la coltivazione di colture geneticamente modificate. In particolare, il gruppo si fa promotore di una legge regionale di iniziativa popolare (che sara’ sostenuta in assemblea legislativa dai Verdi) che modifichi l’art.2 del provvedimento gia’ in vigore (proposto a suo tempo dalla Verde Daniela Guerra) e che dispone un divieto temporaneo per le colture Ogm in Emilia-Romagna (il divieto sarebbe stato in vigore fino a che fosse stato redatto il piano regionale sulla coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche ma i piani regionali sono bloccati per problemi sorti all’ interno della Conferenza Stato-Regioni). La decisione di partire sul fronte dell’opposizione agli Ogm e’ stata accelerata dopo la decisione della Commissione Europea di autorizzare la produzione della patata transgenica. Il comitato propone anche la creazione di un marchio della regione Emilia-Romagna ‘Ogm-free’. I fondatori – Verdi, Naturasi’, Prober-produttori biologici e biodinamici, Alcenero Mielizia Conapi (consorzio apicoltori agricoltori biologici italiani), Aiab, Wwf – hanno ribadito in una conferenza stampa i motivi della contrarieta’ alla coltivazione di prodotti Ogm, a partire dal rischio di contaminazione delle altre colture, dato che i pollini vagano da un’area all’altra, in un paese con piccoli appezzamenti come l’Italia. La verita’, che allarma anche molti consumatori, e’ che non si conoscono gli effetti sulla salute degli ogm, anche se – e’ stato detto – nel latte delle vacche alimentate con ogm sono state trovate tracce di dna modificato. Inoltre, gli ogm sono prodotti e venduti dalle grandi multinazionali svizzere, Usa e tedesche (la patata AM-Flora e’ della Basf) che controllano tutta la filiera di pesticidi, antiparassitari e altri presidi che, alla fine, vengono usati in quantita’ sempre maggiori con i prodotti transgenici. Gli esponenti del comitato hanno pure sottolineato come in Italia vengano usate in gran quantita’ (perche’ il paese e’ deficitario) farine animali prodotte con cereali geneticamente modificati, che entrano nella catena anche dei prodotti che rappresentano l’eccellenza del made in Italy. E’ noto infatti – e’ stato rilevato – che i disciplinari di produzione del Prosciutto di Parma e del Parmigiano Reggiano non contengono il divieto di usare mangimi ogm per gli animali. L’unica dop per cui si prevede in modo esplicito questo divieto e’ la Fontina. Fino ad oggi nel paese non ci sono state colture con ogm, ma non si sa ancora per quanto e quanto vicino all’Emilia-Romagna: di recente infatti un agricoltore friulano, che aveva fatto ricorso prima al Tar, e’ stato autorizzato dal consiglio di stato a coltivare mais geneticamente modificato, purche’ di varieta’ approvate dall’Unione Europea. (ANSA).

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