Nel lunario della settimana Santa Veronica

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Far la “Veronica”, per i calciatori, equivale a superare frontalmente l’avversario, ruotando di 360° su sé stessi, facendo perno con la pianta del piede sulla sommità del pallone.
L’origine di questo virtuosismo è stata attribuita a campioni del calibro di Zidane, o ad improbabili campioni di biliardino (un tal Franco Giaccheri), che pare abbia fatto per primo la veronica nel 1957. C’è chi sostiene che questo Franco scelse il nome di veronica in onore di una amica inglese: Veronica Hughes appunto.

In realtà la spiegazione è molto meno calcistica e ha come protagonista una Santa di nome… Veronica.

Vissuta nel I secolo, Veronica secondo la tradizione fu colei che, presa dalla compassione, asciugò con un telo di lino il viso sudato di Cristo mentre saliva verso il Calvario, e su di esso rimasero impressi i sacri lineamenti.

Questo telo, o velo, ha preso col tempo il nome di “Velo di Veronica”, ed alcuni brandelli – o presunti tali – sono conservati come sacre reliquie in diversi luoghi: nella basilica di san Pietro in Vaticano, nel monastero dei santi Cosma e Damiano a Tagliacozzo (Aquila), presso la Cappella Matilde in Vaticano, nel Palazzo Hofburg a Vienna, nel Monasterio de la Santa Faz ad Alicante, in Spagna, nella Cattedrale di Jaén, ancora in Spagna, nella Chiesa di san Bartolomeo degli Armeni a Genova e infine a Manoppello (Pescara), dove al “Volto santo”, ovvero il “Velo di Veronica”, è stata dedicata addirittura una Basilica.

Ognuno rivendica l’originalità della preziosa reliquia, ma dato che di un piccolo drappo si trattava, probabilmente non tutti corrispondono all’originale.
Il Velo, tra l’altro, non bisogna confonderlo con la Sacra Sindone, conservata a Torino, che è il Sudario di Cristo, cioè il drappo che ne avvolse il corpo poi risorto.

Ma torniamo alla Veronica calcistica. Si tratta di una piroetta, di un roteare, proprio come una delle figure della corrida eseguita dal matador con la cappa, detta appunto Veronica, che si fa distendendo il panno vicino al corpo, posto di profilo rispetto al toro che carica.

Questa piroetta sventolante del matador, la veronica, è passata dalla corrida al calcio, sempre in onore della santa, tant’è che ormai in qualsiasi sport si rotei, con o senza velo, si dice fare la Veronica, per buona pace dei “pallone-centrici” tifosi di calcio.

Infine, una curiosità, la piantina che porta il nome di Veronica, conosciuta ai più come “occhi della Madonna”, non deriva dalla nostra santa Veronica, ma probabilmente dall’erronea pronuncia di Vetonica, che stava ad indicare la provenienza dalla Vettonia, antica Regione romana dell’attuale Portogallo.

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