Nel Lunario è tempo di Calendimaggio

LUNE_Malossini_20140426 x AgriNella tradizione popolare maggio è il mese nel quale si vede l’essenza e il simbolo del potere germinativo e procreatore. Le feste che aprono il mese, dette Calendimaggio, non sono altro che una rievocazione di questo aspetto.

Già i Romani, facendo propria un’usanza Sabina, dal 30 aprile al 3 maggio, svolgevano i Ludi florales, giochi in onore della dea Flora, antica divinità italica della primavera.
La stessa usanza, pur trasformandosi e adattandosi al correre del tempo, proseguì per tutto il Medioevo e, in alcune zone, è viva tuttora.
Nella prima metà del secolo scorso l’usanza di fare Maggio (così era comunemente chiamata la festa), era ancora molto diffusa.
Generalmente l’allegro rito iniziava in piena notte, momento nel quale anche le famiglie contadine abbellivano le proprie case con rami fioriti e nastri.

Per i ragazzi, era il momento per rendere esplicite le attenzioni per le giovani in cerca di marito, ed era tradizione cantare serenate e segnare il proprio passaggio con rami fioriti dal significato inequivocabile.
Alle fidanzate devote si lasciava un ramo di ciliegio; a quelle d’animo delicato, un ramo di biancospino; pioppo per quelle volubili; abete rosso per le ragazze di poca volontà; robinia per le pettegole; ontano per le zitellone; ravizzone per quelle di dubbia moralità e una manciata di trifoglio per… le ragazze che non voglio.

Lo scopo di queste festose processioni – oltre a servire per dichiarare il proprio amore – era quello di propiziare la fecondità della terra e i raccolti. Spesso (se le ragazze ricevevano ciliegi e biancospini) da quest’aria allegra e licenziosa nascevano nuovi amori, si formavano nuove coppie che, presto o tardi, sarebbero convolate alle nozze.

I matrimoni però, non andavano mai celebrati in maggio. A quest’antica credenza vengono date diverse spiegazioni: i più sostengono che derivi dalla coincidenza calendariale con le Lemuriae (le celebrazioni dei morti dei Romani); altri dall’assonanza del nome del mese majus, che in latino ricorda i maggiori (cioè i vecchi); meno seria, ma divertente, la teoria che i matrimoni vadano evitati in maggio perché è il mese nel quale gli asini vanno in amore.

Un rito collegato al Calendimaggio era l’usanza di piantare nei campi delle croci di salice o pioppo a protezione dei raccolti (Le Croci di maggio). Come ultimo baluardo dalla grandine, il giorno dedicato al ritrovamento della Santa Croce (un tempo festeggiato il 3 maggio), alle croci si aggiungeva un rametto di olivo benedetto la Domenica delle Palme.

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