Nel lunario è tempo di Halloween tra zucche e fave dei morti

Agri 990_20131026_Tranche 04Nel Lunario di solito racconto di santi, tradizioni e proverbi locali, italiani, che da secoli accompagnano la vita nelle campagne. Oggi farò un’eccezione, anche se a guardar bene non lo è nemmeno tanto: vi parlerò della notte di Halloween, la magica notte del 31 ottobre.
Festa molto popolare negli Stati Uniti, da un po’ di anni si è diffusa pure in Italia, anche se come vedremo, più che una novità, è un ritorno sotto mentite spoglie.
E’ una festa legata al mondo dell’occulto, delle streghe e dei morti. Halloween, o Hallowe’en, deriva da All-Hallows-Even: la “notte prima di Ognissanti”, e dunque già nel nome ricorda che è l’evoluzione della festa cattolica di Tutti i Santi (1 dicembre), voluta da papa Gregorio III per scalzare la tradizione pagana celtica della festa di fine estate “Samhain”, associata all’idea della morte e nella quale avvenivano incontri soprannaturali. I simboli di Halloween sono le zucche intagliate con all’interno una luce (jack-o’-lantern) e la frase “dolcetto o scherzetto” (Trick or treat), pronunciata dai bambini in maschera che girano di casa in casa.
Entrambi sono adattamenti di tradizioni comunissime in Italia, soprattutto al Nord. Nel giorno di Ognissanti, vigilia del Giorno dei Morti, si accendevano piccoli lumicini all’interno di contenitori improvvisati per accogliere i morti, e gli si offriva loro dolcetti, come le fave o le ossa dei morti. Dunque, nulla di nuovo.

Già che abbiamo parlato di Stati Uniti, il 31 ottobre si festeggia anche san Quintino. Questo santo non è americano, ma un qualche nesso ce l’ha. Quintino visse nel III secolo ed era figlio di un senatore romano. Ad un certo punto, folgorato da Cristo, partì per la Gallia a predicare il Vangelo. Lì fu imprigionato e subì una serie incredibili di torture, sfuggendo più volte alla morte con memorabili evasioni. Ricatturato, fu decapitato. Dunque, un santo a lungo imprigionato ed esperto di evasioni.
Non ne sono certo, ma ad aver intitolato a san Quintino il carcere californiano di massima sicurezza, dove ancor oggi si trova il braccio della morte, è forse un monito per i carcerati che, da lì, non ne usciranno mai più.

Un’ultima curiosità: Nella città francese di Saint-Quentin (dove sono conservate le spoglie del Santo), si svolse nel 1557 la battaglia tra gli eserciti francese e spagnolo per la supremazia in Europa e in Italia. Vinsero gli spagnoli del re Filippo II, il cui esercito era comandato da un condottiero italiano, Emanuele Filiberto “Testa di ferro”, il quale ebbe come ricompensa la restituzione dalla Francia del territorio della Savoia, e da lì l’affermarsi della stirpe reale d’Italia.

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