Nel Lunario Erchembodone il santo camminatore

Agri 961_Tranche 04_malossiniIl 12 aprile si festeggia un santo che in Italia è praticamente sconosciuto, e il nome non aiuta: sant’Erchembodone.
Ho scelto di parlare di questo vescovo irlandese, vissuto nell’VIII secolo, perché a leggere le sue straordinarie imprese l’ho immaginato come un precursore di Forrest Gump. Se le corse in lungo e in largo per l’America di Forrest Gump durarono 3 anni, quelle di Erchembodone durarono ben 19 anni. Vescovo in Francia di un territorio enorme, il santo si racconta andasse sempre rigorosamente a piedi e di buon passo per ridistribuire ai poveri le terre della sua Diocesi. Le gambe non ressero però a così tanto sforzo, e il santo morì – ormai anziano – quasi paralizzato. Popolarissimo e già in odore di santità, sulla sua tomba ben presto si raccolsero i fedeli in preghiera per chiedere al santo la guarigione da una particolare malattia nervosa che impedisce di camminare. Le guarigioni avvennero, e allora si affermò l’usanza da parte dei fedeli di portare delle scarpe usate sulla tomba del santo, quali ex voto attestanti la loro lunga marcia per chiedere la grazie. Con il tempo il culto si è leggermente modificato, e il santo pare che possa guarire da qualsiasi malattia che impedisca ai bambini di camminare, e le scarpe lasciate come ex-voto, di conseguenza, sono ora solo piccole calzature.
Il soprannome di Erchembodone è ovviamente il «santo che fa camminare», anche se il significato del suo così strano nome, è «l’inviato riconosciuto».
Il secondo santo di oggi è san Zenone (o Zeno) di Verona. Originario dell’Africa, fu vescovo di Verona, città della quale è patrono, e si distinse quale protagonista della lotta all’arianesimo. Ho scelto però san Zeno non per la strenua difesa della Chiesa, ma per un particolare patronato, quello sui pescatori d’acqua dolce, che già dal nome sono da sempre considerati pescatori di “serie B”. Pare che il santo, che mangiava pochissimo, si cibasse solo dei pesci pescati nel fiume Adige.
Questa passione per la pesca di Zeno ha generato la tradizione – e il patronato – che spinge ad invocare il santo prima di una battuta di pesca per propiziarne il risultato. Con ironia, ricordando la passione del Santo, i veronesi amano dire: San Zén, vescovo pescador de anime e de trote (San Zeno, pescatore di anime e di trote). E se la pesca, nonostante l’intercessione di Zeno non risulta abbondante, non resta che ricordare quest’altro detto: “La rua de San Zén, òra la va, òra la vien” (La ruota di San Zeno, ora va, ora viene). Detto questo che si riferisce al rosone a forma di ruota che si vede sulla facciata della Basilica di San Zeno a Verona, composto da figure umane che rappresentano il continuo alternarsi delle vicende umane: ora la fortuna, ora la sfortuna, ora la ricchezza, ora la povertà.
Andrea Malossini

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