Nel lunario la Madonna dei Garzoni

LUNE_Malossini_20140322 x AGRILa festa dell’Annunciazione, celebrata il 25 marzo, è una Solennità della Chiesa e da tempi immemorabile momento nel quale si concentrano tradizioni, consuetudini e proverbi dai significati più o meno comprensibili.

Uno di questi, romagnolo, è particolarmente ostico: Int e’ dè dla Madona di garzùn dal viôl no còjan piò parchè a’l perd tot al virtò. La traduzione letterale è: Nel giorno della Madonna dei garzoni di viole non ne cogliere più, perché perdono tutte le virtù. Mi spiego: l’Annunciazione un tempo era detta “Madonna dei Garzoni”, perché per la sua festa era consuetudine rinnovare ai garzoni il contratto di lavoro; le “virtù” delle viole, non sono altro che il profumo, e dunque, secondo il detto, dal 25 di marzo in poi le viole non fanno più profumo.

In Romagna la festa della “Madonna dei Garzoni” era molto sentita – tant’è che a Conselice esiste pure un santuario a lei dedicato – e i Garzoni ne erano i principali attori, considerato che fino al Dopoguerra questi “ragazzi” erano alla base del manovalanza agricola e dell’economia rurale.
Di solito i garzoni erano poveri ragazzi che provenivano dalla montagna in cerca di una vita migliore e almeno un pasto sicuro ogni giorno, oppure orfanelli. In cambio dell’ospitalità, i garzoni offrivano la loro manodopera. All’inizio del 900 esistevano veri e propri mercati di garzoni, i più famosi quelli della Colonnella a Rimini, di Savignano e di San Zaccaria nel Ravennate, nei quali questi giovani manovali venivano scelti.
Ai garzoni venivano affidati i lavori più ingrati e spesso per loro non c’era mai riposo, con qualunque tempo e in qualsiasi stagione, anche se a volte accadeva che i ragazzi più bravi si “affrancassero” per venire accolti nella famiglia che li ospitava, prendendo anche in moglie una delle figlie del padrone di casa.

Ma torniamo all’Annunciazione, che altro non è che l’annuncio del concepimento e della nascita di Gesù che venne fatto a Maria e Giuseppe dall’arcangelo Gabriele.
Non a caso, il 25 marzo cade giusto 9 mesi prima del Natale: sarà pure un concepimento “verginale”, ma i 9 mesi per far nascere un bambino, ci vogliono comunque.

In passato – con il Calendario Giuliano – l’Annunciazione coincideva con l’equinozio di primavera e si diceva che fosse il giorno nel quale il mondo venne creato e pure la data della morte di Gesù in croce.

Per chiudere come ho iniziato, ecco un altro proverbio in apparenza anch’esso misterioso: De la Nunziata ogni erva è licenziata. La tradizione letterale di questo detto siciliano è che All’Annunziata ogni erba è licenziata, mentre il messaggio nascosto è che dopo il 25 di marzo le erbe non si arricchiscono più di foglie ma dedicano le loro energie a far crescere il frutto che hanno in loro. Proprio come fece la Vergine Maria, che da lì a nove mesi, avrebbe dato alla luce il Signore Gesù Cristo.

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