Nel Lunario la Natività della Beata Vergine Maria

Agri 983_20130907_Tranche 04-3L’8 settembre si festeggia la Natività della Beata Vergine Maria, cioè il giorno della nascita della Madonna.
Tra le tante feste dedicate alla Vergine è la più celebre, specie in Italia, dato che in quel di Loreto, nei pressi di Ancona, si trova proprio la casa Natale della Madonna.
La Santa Casa di Loreto è il primo Santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine e, secondo un’antica tradizione, la casa terrena di Maria a Nazaret. Si dice che fosse costituita da due parti: da una Grotta scavata nella roccia, tuttora venerata nella basilica dell’Annunciazione a Nazaret, e da una camera in muratura antistante, composta da tre pareti di pietre poste a chiusura della grotta.
Una leggenda vuole che queste tre mura arrivarono in volo “per ministero angelico”, prima in Illiria (Croazia) e poi a Loreto il 10 dicembre 1294, ma è ormai accertato che la casa di Maria arrivò in verità su una comunissima nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli (forse da questo cognome il “ministero angelico”). Niceforo Angeli, despota dell’Epiro, pare che regalò in dote alla propria figlia Ithamar, in sposa a Filippo di Taranto, imparentato con il re di Napoli, proprio “le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio”.
La festa della Madonna compare in tantissimi proverbi, quasi a scandire il tempo dei lavori nei campi.
Par la Madòna d’i canvàzz, ciàma al butàr p’r al tò tinàzz è un proverbio ferrarese che tradotto significa (Per la Madonna dei canapacci, chiama il bottaio per il tuo tinaccio), e ricorda che per l’8 settembre si completava la lavorazione della canapa e bisognava pensare ad organizzare i prossimi lavori in cantina. Il secondo proverbio è di Guastalla, e dunque reggiano: Al dè ad Maria l’è ‘l pö bèl ca s-agh sia. La traduzione è semplice (Il giorno di Maria è il più bello che ci sia) e indica che questa ricorrenza era considerata nelle campagne particolarmente felice, quasi tutti i lavori erano cessati, e i raccolti erano ormai tutti nei magazzini e nei granai.

Prima di chiudere un breve cenno su di un santo che ebbe un tristissimo destino: Adriano di Nicomedia. Ufficiale dell’impero romano, si convertì al Cristianesimo dopo avere visto a quali crudeltà erano sottoposti i cristiani. Per questo, venne legato su di una incudine e smembrato dai carnefici a colpi di martello (in realtà il supplizio consisteva nel “solo” maciullamento degli arti) a Nicomedia, in Turchia, nel 304. A lui sono collegati tantissimi patronati: da quello sui militari ai cavalieri, dai fabbricanti di armi agli schermitori, anche se i più curiosi sono quelli che riguardano le professioni del fabbro ferraio, del carnefice e del macellaio: memoria macabra del tremendo martirio subito da Adriano, che la Chiesa ricorda l’8 settembre

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