Nel lunario le vicende di san Gregorio

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Quando si dice Schola Cantorum, ai più viene in mente il gruppo musicale che negli anni 70/80 ebbe un buon successo reinterpretando i classici dei cantautori italiani. Per i più colti, la stessa, che in latino significa “scuola di cantori”, è una scuola corale di giovani destinati ad accompagnare le funzioni religiose nella Chiesa cattolica. Un’istituzione fondata da Papa Silvestro I nel 334 e che ancor oggi è viva e attiva in molte parti del Mondo, tant’è che così si chiamano scuole cattoliche e laiche di canto.
Il perché parli di cantori sul finire d’agosto è semplice: il 3 settembre si festeggia san Gregorio Magno, grande papa e Dottore della Chiesa, nonché “inventore” dei Canti Gregoriani, che stanno alla base dell’insegnamento nelle Schola Cantorum in quanto canto proprio della liturgia romana.

Gregorio Magno, santo, papa e dottore della Chiesa, visse tra il 540 e il 604 e, prima del papato, fu prefetto (laico) di Roma. Successivamente, dopo aver contribuito con il proprio patrimonio alla costruzione di un monastero, prese i voti e fu inviato come nunzio pontificio a Costantinopoli. Al suo ritorno venne nominato papa. Fu uno dei più grandi papi del Medioevo. A lui si deve la conversione dei Longobardi e dei Visigoti in Spagna e l’indipendenza della Chiesa dal potere civile.
Per avere introdotto nelle cerimonie liturgiche il canto gregoriano, il Santo è considerato patrono dei cantori, dei musicisti e della musica.

Ma in che cosa consistono i Canti gregoriani? E qual è la loro vera storia?
Questi canti sono interpretati da un coro o un solista chiamato cantore per accompagnare e sostenere il testo liturgico in latino di una funzione religiosa. E’ sempre cantato a cappella (senza accompagnamento strumentale) ed è monodico, cioè non prevede la simultaneità sonora di note diverse. Ogni voce, canta all’unisono.

Secondo la tradizione, san Gregorio raccolse ed ordinò i canti sacri nell’Antifonarium Cento, dopo averli dettati – coperto da un velo – ad un monaco. Questo, incuriosito, scoprì però che il canti non erano opera del santo papa, ma dello Spirito Santo, che sotto le spoglie di bianca colomba, suggeriva il dettato a Gregorio.
Il Codice Gregoriano sarebbe quindi di derivazione divina, anche se recentemente pare che le cose siano andate diversamente e questo abbia più umili origini. Il Codice sembra che in realtà sia ottimo elaborato di origine carolingia (quindi successivo di due secoli a Gregorio), realizzato durante il nascente Sacro Romano Impero per cercare di unificare il rito franco e romano.
Secondo questa ipotesi, attribuire la riforma del canto “gregoriano” ad un miracolo che coinvolgeva un papa di grande fama come Gregorio, sarebbe servito quale espediente per garantirne l’accettazione universale e incondizionata.
Cosa che puntualmente avvenne.

Grazie a Gregorio, o agli oscuri e scaltri autori carolingi, è passata alla storia anche in detto “cantare a cappella”, cioè senza musica, dato che proprio da una cappella laterale della chiesa le Schola cantorum erano solite intonare i canti gregoriani.

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