Nel Lunario proverbi di primavera… e lucertole

LUNE_Malossini_20140405 x AGRIIl mese di aprile è il vero confine tra l’inverno e la primavera. La neve scompare anche dai monti e raramente il termometro torna sotto lo zero.
A trarre beneficio dal sole e dello stabile tepore primaverile sono soprattutto gli animali.
Già da gennaio i proverbi annunciano la fine dell’inverno, ma è solo con aprile che si può dire veramente terminato, come ricorda questo proverbio siciliano: A ra Cannilora a vernata è fore, e si vo’ essere sicuru cce vo’ r’Annunziata, e si vo’ essere certu ha de fare u surcu a lucerta.
(Alla Candelora l’inverno è finito, ma se vuoi essere sicuro aspetta l’Annunziata, se vuoi essere certo aspetta l’uscita della lucertola).

In effetti oggi volevo parlarvi proprio della lucertola. Il proverbio più celebre, conosciuto in tutti i dialetti, ricorda che “Per sant’Agnese la lucertola per il paese”: il che farebbe pensare che le lucertole inizino a girare il 21 gennaio, ma è solo con il caldo aprile che vedere lucertole sui muri diventa una certezza, come i saggi siciliani ricordano.

Le lucertole in passato erano il principale divertimento dei bambini. Venivano torturate in mille maniere. A farne le spese era sopratutto la coda, fragilissima. A Parma si giocava a Tajèr la cùa a ringulott (Tagliate la coda alle lucertole), un po’ sfidando la sorte, dato che ad ogni contrazione della coda mozzata, si credeva corrispondesse un accidente.
Se si trascura il comportamento dei bambini, la lucertola era generalmente rispettata. Vederne entrare in casa era di buon auspicio, soprattutto se aveva due code (ricresciute dopo le “accidentali” mutilazioni). Questa credenza è antichissima, tanto che molti ritengono che all’origine della superstizione stia addirittura il culto del dio Plutone (il dio dispensatore di ricchezze), che di code ne aveva due.
Senza scomodare mitiche divinità, di certo la lucertola ricopre un ruolo di tutto rispetto nella cristianità. Durante la Passione di Gesù si narra che delle lucertole alleviarono il dolore di Cristo bagnandogli le piaghe con la loro saliva e togliendogli le spine conficcate nel capo.
La leggenda più famosa sulla lucertola è però quella che la vede protagonista del salvataggio della Sacra Famiglia dagli sbirri di Erode. Si narra che Gesù, Giuseppe e Maria, ormai raggiunti dagli inseguitori, chiesero ad una serpe un luogo dove nascondersi. La serpe, però, non si degnò di rispondere, lasciandoli in balia degli uomini di Erode. A quel punto una lucertolina, uscita da una fenditura di una roccia, invitò Maria a nascondersi con la sua famiglia dietro un masso, salvandoli così da morte certa. Come ringraziamento la Madonna, dopo avere maledetto le serpi, pose sulla lingua della provvidenziale lucertola le chiavi del Paradiso, liberandola da ogni maleficio.
Cambiando discorso, qualche parola la si può spendere sulla proverbiale magrezza delle lucertole. Paréir una luserta (Sembrare una lucertola), a Bologna significa essere magrissimi. Questo perché, oltre ad avere un aspetto longilineo, le lucertole hanno una particolare resistenza al digiuno. A fare le spese di questa smunta silhouette, erano i gatti senza padrone, che di lucertole si nutrivano. Di loro si diceva che riuscissero a passare attraverso gli usci chiusi, tanto erano secchi allampanati.

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