Nel lunario san Biagio, la neve e il singhiozzo

Agri 952_20130202_Tranche 03-3Il santo di oggi è san Biagio, festeggiato il 3 febbraio e molto popolare nel mondo rurale, sia per la facile rima che torna buona in molti proverbi, sia per la leggendaria vita che lo ha portato ad essere il beniamino di tanti fedeli.
Intanto, due proverbi. Il primo è parmense: San Biäz porta la nèva in t’al näs [par] San Biagio porta la neve nel naso. (Per san Biagio è molto frequente la neve). Il secondo è milanese: A San Biàs ga gèra a guta sòta ul nas. (A San Biagio gela la goccia sotto al naso). Hanno lo stesso significato, e ricordano che per san Biagio, di solito, fa ancora molto freddo.

San Biagio di Sebaste visse tra il III e il IV secolo in Armenia ed era un medico. Le notizie storiche sono pochissime e riguardano solo il martirio subito (venne straziato con gli uncini per cardare la lana). Tantissime invece le leggende, la più famosa delle quali gli è valso il titolo di protettore delle malattie della gola. Si narra che Biagio – quand’era già vescovo e in esilio – con grande sangue freddo e la perizia del medico che era in lui, salvò un giovane che stava soffocando a causa di una lisca di pesce conficcata in gola. Per questo motivo è invocato – come detto – contro le malattie della gola e, per estensione, a tutto quello che riguarda le vie respiratorie e la medicina in generale. Tante le tradizioni in occasione della sua festa legate alla gola. Il molti luoghi, ancor oggi, i preti impartiscono una speciale benedizione agli ammalati segnandone la gola con due candele disposte a croce. Meno coreografica ma si dice altrettanto efficace, l’usanza tutta milanese di mangiare per la sua festa un pezzetto di panettone avanzato per Natale.
Il patronato più curioso riferito a Biagio è però quello sul singhiozzo, che si dice passi immediatamente invocando il Santo.

Nel caso l’invocazione non funzioni, ora vi racconto quali sono i sistemi che la tradizione e la superstizione suggeriscono, per liberarsi dal singhiozzo.
La “cura” più comune è quella di bere un numero variabile di sorsi d’acqua (3, 7 o 13) di seguito, trattenendo il respiro. Altri sistemi sono quello di contare fino a ventuno senza respirare; mettere due pagliuzze a croce sulla schiena del singhiozzante o ingoiare un cucchiaio di zucchero con due gocce di aceto.
Il singhiozzo ha anche significati reconditi: quando viene all’improvviso, è segno che stanno sparlando di voi. Quando il singhiozzo colpisce invece una ragazza da marito, occorre dirle immediatamente un numero; potrà così scoprire, dalla corrispondente lettera dell’alfabeto, qual è la persona che la sta pensando.

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