Nel lunario san Vinvaleo patrono dei meteorologi

LUNE_Malossini_20140301 x AgriVinvaleo! Chi era costui? Forse il Don Abbondio di manzoniana memoria avrebbe reagito così al nome di questo strano Santo. E non avrebbe avuto tutti i torti. Se al timoroso curato il nome del filosofo greco Carneade era sconosciuto, non potrebbe essere stato altrimenti per Vinvaleo.
In effetti Vinvaleo, meglio conosciuto come Guénolé de Landévennec dai francesi, è un Santo poco noto, quasi sconosciuto in Italia. Il culto è molto diffuso in Bretagna, in Cornovaglia, nel resto della Francia e nel Regno Unito.
Il motivo per il quale ho deciso di parlare di questo strano Santo è perché in queste regioni è il patrono delle previsioni del tempo e dunque dei meteorologi.
L’origine dell’attribuzione di questo patronato è incerta, d’altronde non potrebbe essere altrimenti, visto che le notizie sulla vita del Santo non sono molte, e per giunta strettamente connesse alla mitologia celtica. Di sicuro si sa che Vinvaleo
fu un abate vissuto tra il V e il VI secolo, figlio e fratello di Santi (il padre Fragan, la madre Guen e i fratelli Giacuto e Guetnoco).
Vinvaleo ebbe una vita molto intensa e pia: compì numerosi miracoli placando, tra l’altro, tempeste e maremoti ed entrò ben presto nelle grazie dei nobili del tempo.
Il bretone Re Grallone fu talmente colpito dalle parole del Santo che mutò la propria naturale ferocia in mitezza evangelica, tanto da acconsentire alla fondazione del vescovato di Quimper.
Tra i numerosi miracoli compiuti, nessuno però lascia intendere il motivo dell’attribuzione di questo patronato; probabilmente tutto deriva dall’impersonificazione del mitico dio Aegir, grande dispensatore di fecondità, dio del mare, signore dei venti e delle correnti, in Vinvaleo.
A rafforzare quest’ipotesi bisogna ricordare la pratica, ancora in uso tra le donne bretoni desiderose di maternità, di raschiare con una lama l’enorme membro virile della statua a lui dedicata (che non è altro che la raffigurazione cristiana del padano Aegir), per poi assumerne la polvere ottenuta disciolta nell’acqua.

Legata invece ai capricci del tempo è la leggenda narrata da un suo biografo: sembra infatti che il luogo dove sorse il monastero da lui fondato sia il primo a veder sbocciare i fiori e l’ultimo a veder perdere le foglie dei suoi alberi grazie, a suo dire, al benefico influsso che il Santo esercita su quel tratto di tormentata costa.

Ben più ricca è invece l’agiografia dei Santi invocati a protezione dalle singole avversità atmosferiche. Santa Barbara è invocata in occasione di temporali, fulmini e tempeste; per placare la pioggia è invocata santa Genoveffa, mentre per farla venire è meglio rivolgersi a sant’Eurosia 0 a san Giovanni Nepomuceno. La grandine è tenuta lontana da san Domenico di Sora e dai santi Abdon e Sennen, mentre le gelate primaverili vengono evitate invocando i santi Pancrazio e Servazio. Contro la siccità c’è l’imbarazzo della scelta: san Calimero, il profeta Elia, ancora santa Genoveffa. Per concludere questo breve elenco dei Santi, bene o male legati alla meteorologia, una curiosità: sapete qual è il Santo da invocare per ottenere il tempo buono? San Sereno, e chi altri se no?

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