Nel lunario santa Rita e santa Giulia

LUNE_Malossini_20140517 x AgriTra le due sante di oggi è una bella gara. La prima, santa Giulia, gode della popolarità del nome Giulia, da almeno una ventina d’anni di gran moda. La seconda è santa Rita, che ultimamente gode poco dei favori dei neo genitori, ma che per la Chiesa cattolica è certamente più importante di santa Giulia.
La gara tra le due inizia dalla data della loro ricorrenza, il 22 di maggio per entrambe.
Vediamo chi erano Giulia e Rita e che cosa fecero per meritare la santità.

Santa Giulia di Corsica, vergine vissuta nel V secolo, era una nobile ragazza cartaginese, quasi certamente venduta come schiava dai conquistatori Vandali. Qui le leggende cambiano un po’, ma sembra certo l’epilogo della giovane vita: giunta in Corsica, Giulia venne crocefissa per essersi rifiutata di adorare le divinità pagane.
Cosa successe tra la schiavitù e il martirio varia nelle diverse passio. La più accreditata di queste vede Giulia acquistata da un mercante siriano di nome Eusebio, che le fece girare il mondo insieme a lui. Naufragata sulle coste della Corsica, governata dal despota Felice, la bella schiava venne notata per la sua avvenenza. Il Governatore tentò prima di comprarla e poi, vista la resistenza di Eusebio, la rapì. Giulia da buona cristiana rifiutò le proposte di Felice che, per ripicca, prima le fece strappare i capelli, poi la fece flagellare e infine crocifiggere, proprio come il Cristo che tanto amava.
Giulia è patrona della Corsica e di Livorno (luogo dove le sacre spoglie transitarono prima di essere trasferite a Brescia), nonché invocata nelle malattie degli arti (forse in memoria delle ferite che la crocifissione le inflisse).

Santa Rita da Cascia nacque vicino a Cascia nel 1381, città umbra dove morì nel 1457. Mistica, sposò giovanissima un uomo violento, dal quale ebbe due figli. Quando il marito venne ucciso, ed i figlioli morirono di morte naturale, Rita decise di ritirarsi a vita mistica tra le monache agostiniane di Cascia.
Due gli episodi che caratterizzarono la sua esistenza. Il primo vede una Rita neonata, avvolta da una sciame di api (bianche) che, anziché pungerla, le deposero miele sulle labbra. Il secondo, molto più famoso, quello della spina staccatasi dalla corona del Crocefisso, che le si conficcò in fronte.
Di Rita si narra che prima di morire chiese di avere una rosa e due fichi dalla casa paterna. Esauditi i desideri, spirò, e da allora la rosa divenne il suo simbolo, visto che il fiore rappresentava l’esile ed umile donna che era riuscita a fiorire nonostante le spine che la vita le aveva riservato. Il giorno della morte – si racconta infine – venne annunciato da uno sciame di api nere.

Rita, e qui viene il primato su Giulia, compì tantissimi miracoli e guarigioni, e ancor oggi viene chiamata la “Santa degli Impossibili”, alla quale chiedere intercessione per guarigioni e aiuti… altrimenti impossibili.

Le rose benedette in occasione della festa della Santa hanno poteri miracolosi. Per tradizione, ogni anno, il 22 di maggio, i devoti a Rita rinnovano la rosa benedetta per poi riporla tra il materasso e la rete del letto, a protezione della famiglia e della casa.

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