Nel lunario sant’Agata patrona delle puerpere

Agri 1004_20140201_Tranche 03Il nome di sant’Agata, la patrona di Catania, è un’inesauribile fonte d’ispirazione per gli amanti della tradizione: tanti i proverbi, le usanze, le superstizioni e i riti collegati a questa giovane vergine, uccisa nel 261 a soli 15 anni, per essersi rifiutata al proconsole di Sicilia Quinzano, che la condannò al martirio accusandola di vilipendio alla religione pagana.
Subì ogni sorta di torture: fustigazione, carboni ardenti e il celebre taglio delle mammelle, supplizio che è valso ad Agata il patronato sulle madri che allattano i figli e sulle puerpere. La vergine siciliana è poi ancora oggi implorata nei casi di malattie alle mammelle.
Agata è anche invocata contro le eruzioni dell’Etna e gli incendi. Si narra infatti che la popolazione di Catania, esattamente un anno dopo la sua morte, riuscì a salvarsi da una terribile eruzione dell’Etna opponendo alla lava il velo della Santa.
Curioso il patronato sui fonditori di campane, nato da un equivoco: la raffigurazione della Santa mentre porta su di un piatto le due mammelle tagliate ha fatto credere che, considerata la forma, queste fossero due campane.

Ma torniamo alla specialità di Agata, quella di proteggere tutto quello che ha che fare con il seno, ad iniziare dall’allattamento.
In Sicilia, ma in tutto il Centro-Sud Italia, invocare la Santa per avere latte in abbondanza era una consuetudine, come ricorda questa proverbio di Vasto: Sand’Achete benedàtte, famme arevenà lu latte pé stu cétele (Sant’Agata benedetta, fammi arrivare il latte per questo bambino).
All’invocazione spesso si abbinavano riti, come quello di applicare un cavalluccio marino vivo sui capezzoli, far bere alla puerpera un decotto ricavato dall’ebollizione di cavallucci marini o, in mancanza d’altro, spargere sul seno polvere di ippocampo seccato (che aiutava anche a guarire dalle ragadi).
Altri espedienti erano quelle di mangiare finocchio, evitando però le altre verdure e i legumi, bagnare il seno con la rugiada alla mattina e avere l’accortezza di non portare mai fiori in petto.

Tornando alle mammelle di sant’Agata, in occasione della sua festa, a Catania, è tradizione preparare la cassatella di sant’Agata (minnuzzi ri Sant’Àjita o ri Virgini in siciliano), dolce tradizionale dalla caratteristica forma a “mammella”
La festa di sant’Agata, celebrata dal 3 al 5 febbraio a Catania, è così famosa che viene considerata la più importante celebrazione religiosa italiana (la terza al Mondo) e l’Unesco nel 2002 l’ha riconosciuta come Bene Etno-Antropologico Patrimonio dell’Umanità.

Per chiudere, ancora un proverbio, catanese, ispirato al furto del tesoro e delle sacre reliquie (poi in parte recuperati) avvenuto nel 1890: Doppu cà a S.Aita a rubbaru ci ficiru i potti di ferru (Dopo che sant’Agata è stata derubata, è stata protetta con porte in ferro). Proverbio usato a Catania per indicare i rimedi postumi e ormai inutili. Una sorta di Chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati, o, per rimanere sul tema di oggi: Inutile piangere sul latte versato.

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