Nel Lunario Sant’Andrea e i proverbi sulle oche

ocheIl Santo di questa settimana mi è particolarmente caro, dato che porta il mio nome di Battesimo. Andrea. Andrea apostolo visse nel I secolo: fratello maggiore di Simon Pietro e discepolo di san Giovanni Battista, fu il primo ad essere chiamato al seguito di Cristo. E’ dunque il primo apostolo, il primo chiamato, il “pescatore di anime”. Di mestiere, appunto, faceva il pescatore (ma di pesci), e per questo è ricordato come patrono dei pescatori e dei pescivendoli.
Della sua vita si è scritto molto, ad iniziare dai tanti miracoli compiuti. Molte le guarigioni, la più famosa quella di san Matteo. Per tali poteri è invocato contro i crampi, la dissenteria, la gotta e contro il torcicollo.
L’attributo più importante di Andrea è la caratteristica croce decussata (a forma di X) sulla quale egli stesso decise di subire il martirio a Patrasso, in Grecia, per non mancar di rispetto a Cristo che su di un altro tipo di croce – alla quale anche Andrea era destinato – era stato crocifisso.
E’ patrono di diverse nazioni: ad iniziare dalla Scozia (che ha nella bandiera la croce di sant’Andrea), Russia, Grecia e varie città: Bordeaux, Edimburgo, Amalfi (luogo ove sono conservate la maggior parte delle reliquie) e Pienza.

La sua festa è il 30 novembre, data nella quale, si diceva, iniziava l’inverno, come ricorda questo proverbio parmense: Sant’Andrea cap d’ l’invèren (Sant’Andrea capo dell’inverno).
Per sant’Andrea era tradizione tenere la più importante fiera degli animali dell’autunno (o di capo dell’inverno), manifestazione che aveva al centro dell’attenzione soprattutto un animale “minore” dell’economia rurale: l’oca, utilizzato anche come merce di scambio. La più importante fiera in Italia sul tema è quella di Portogruaro, nella quale l’oca è l’ospite d’onore.

Quest’animale da cortile, allevato per l’abbondante e gustosa carne e per la buona adattabilità, è da sempre simbolo di goffaggine, ottusità, di sconcertante superficialità e poca acutezza.
A conferma di questo luogo comune esistono tantissimi modi proverbiali.
È un’oca si dice delle donne poco intelligenti.
Andare in oca equivale a dimenticarsi improvvisamente di qualcosa o a perdere momentaneamente la ragione.
Non capire un’oca significa non capire nulla.
Non m’importa un’oca corrisponde a non m’importa nulla e Essere all’oca, significa essere malaticcio o in agonia.
Dell’oca sono proverbiali anche i piedi piatti, tanto che si dice Avere i piedi d’oca a chi cammina dondolando coi piedi all’infuori, e la pelle: Aver la pelle d’oca,
(quando è spennata l’oca ha i bulbi piliferi evidenti e sporgenti), significa sia la reazione della pelle al freddo improvviso, sia a uno spavento.

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