Nel lunario sant’Angela da Foligno

Agri 1000_20140104_ex986_Tranche 03Quando tanti anni fa mi sono appassionato allo studio dei santi, ho sempre guardato con sospetto i mistici. Santa Teresa d’Avila, santa Caterina da Siena, lo stesso san Francesco d’Assisi o la santa di oggi, sant’Angela da Foligno.
Furono personaggi molto stravaganti: parlavano da soli, andavano in estasi ed erano convinti di essere in collegamento diretto con il Signore o qualche altra entità (ci sono mistici in tutte le religioni e pure tra i laici): individui dunque che fino a qualche decennio fa sarebbero finiti con buona probabilità in manicomio.
Non sto mettendo in dubbio il valore di questi Santi, tutti meritevoli della santità anche senza il loro aspetto mistico, ma su questo “valore aggiunto” c’è ancora molto da capire.

La Santa di oggi (festeggiata il 4 gennaio) è come detto Angela da Foligno. In realtà è santa da solo qualche mese (prima era solo beata), precisamente dall’ottobre 2013. Angela, nata a Foligno nel 1248 e lì morta nel 1309, non nacque religiosa (non prese mai i voti) né tanto meno mistica, tant’è che fino ai 37 anni ebbe una vita più da peccatrice che da santa.
Ricca, visse nel benessere, negli agi e piaceri del tempo. “Lella”, questo il nomignolo datole dai familiari, si sposò, ebbe figli e grazie alla complicità della madre vedova poté soddisfare vizi e capricci di ogni genere. Come lei stessa ammise “in quegli anni conobbi il peccato”, una colpa che, dalla vergogna, per anni non riuscì nemmeno a confessare. Un bel giorno, a 37 anni compiuti, sognò san Francesco, che le predisse che avrebbe conosciuto la misericordia di Dio.
Alcuni sostengono che alla sua “redenzione” fu spinta anche dai dolori e dalle sofferenze patite dai folignati in occasione dei terribili terremoti del 1279 e del 1282, di una disastrosa alluvione e della guerra con Perugia. Comunque sia andata, Angela dopo aver sognato san Francesco si confessò e iniziò una vita di penitenza votata alla povertà: dalle cose, dagli affetti e da se stessa, per poi entrare come laica nel Terz’Ordine Francescano.
Un comportamento osteggiato dalla famiglia ma che non fece desistere Angela, che alla morte dei suoi cari vendette tutti i beni e si dedicò totalmente alla preghiera. A sei anni dalla conversione la prima esperienza mistica: mentre era in cammino per Assisi ebbe un lungo dialogo con lo Spirito Santo e poi con il Cristo. Giunta ad Assisi, continuo la conversazione con Dio Trinità. Presa per esaltata e isterica fu allontanata dagli stessi religiosi della Basilica con la proibizione a tornarvi.
Riabilitata (grazie ad un cugino frate), Angela proseguì la sua crescita mistica che la portò a scrivere importanti pagine, tant’è che viene considerata la “maestra dei teologi”. In pratica, grazie a queste “visioni”, riuscì a comprendere e spiegare lucidamente la fede e l’amore per Cristo.
Le esperienze mistiche continuarono fino alla morte, senza però distrarla dal gran bene che fece ai suoi concittadini: assistendo i poveri e i malati di lebbra.

Nel chiudere, dove sta la “stranezza” dei mistici? Semplice: “mistico” deriva dal greco mystikòs = misterioso, e dunque nel caso di Angela la contemplazione del sacro e l’amore per Cristo vanno “al di là” del pensiero logico e quindi… è e restano misteriosi. Rassicurante – più per gli umani che per altro – una frase rivolta a Cristo “Non ti ho amato per scherzo”.

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