Nel lunario sono i “giorni della merla”

Agri 951_20130126_Tranche 03-1Siamo qui fuori al freddo perché ormai siamo prossimi alla fine di gennaio, il periodo più freddo dell’anno. Dal 29 al 31 gennaio si ricordano infatti i giorni della merla.
Sul perché di questa tradizione e del nome curioso, esistono tantissime leggende. La più conosciuta ha per interpreti una merla in carne e piume e un gennaio, stranamente, in carne e ossa. Tanti anni fa, quando i merli erano bianchi, pare che gennaio si divertisse un mondo a tormentarli con gelo, neve e vento. Ogni occasione era buona e, appena vedeva spuntare un merlo, scatenava l’inverno. Tutti i santi giorni, da Capodanno al ventotto (allora era febbraio ad averne trentuno). Un bell’anno la merla, stufa di gennaio, decise di starsene rintanata nel nido sin dal primo del mese. Fatto provvista e scelto un bell’albero cavo, vi si chiuse dentro al caldino, con tutta la famiglia. Passarono così ventotto splendidi giorni e gennaio, non vedendola, si lasciò trascorrere dolcemente, facendosi crogiolare da un tiepido sole e donando un po’ di tranquillità a tutta la natura. La sera del 28, la merla, certa di averla scampata bella, decise di uscire dal nido. Volò innanzi a gennaio e, canzonandolo, gli cinguettò quanto fosse stata furba a restare nascosta, gioendo nel contempo per non avere sofferto il freddo. Purtroppo, gennaio la prese male: irritato dalla sfrontatezza del volatile, chiamò febbraio e si fece prestare tre giorni per vendicarsi. Febbraio, che non era uno stinco di santo nemmeno lui, concesse il prestito (che a quanto pare non gli è stato ancora reso). Furono tre giorni di gelo come non si erano mai visti, caddero metri di neve, in giro non si trovava nulla da mangiare e la merla, impaurita e stremata, fu costretta a trovare rifugio dentro un camino. Ne uscì solo tre giorni dopo, salva, ma con una novità: le penne nere.
La spiegazione più strampalata e divertente sui giorni della merla è però quella che ha come protagonista il grande Napoleone. Quando il generale corso giunse ad Alessandria con le sue truppe si dice che, fermatosi sulla sponda del Tanaro avvolto dalla nebbia, non distinguendo bene l’orizzonte, disse: Qu’est qu’il y a: la mer, là?
Comunque sia, ancor oggi, come recita questo proverbio modenese: A-n finéss mai l’invéren, sèinza fèr pavura al mérel [mod] Non finisce mai l’inverno, senza far paura al merlo.

Un santo che non aveva certo paura, è Giovanni Bosco, che si festeggia il 31 gennaio. Piemontese, vissuto nell’800, è il fondatore dei Salesiani e per tutta la vita si dedicò all’educazione dei ragazzi e ai problemi del loro inserimento nel mondo del lavoro. Per loro aprì pure un convitto nel quale insegnava lavori come il sarto, il calzolaio e il tipografo. Per questi meriti, è il patrono degli apprendisti giovani lavoratori, degli scolari e dei giovani in genere. Giovanni si dedicò con particolare cura anche all’editoria, attività che è ora uno dei punti di forza dei Salesiani. E per me, che ho la passione della scrittura, è dunque un po’ il mio patrono.

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