Nel Lunario sono “i giorni della vecchia”

LUNE_Malossini_20140329-1Gli ultimi tre giorni del mese di marzo sono conosciuti come i “Giorni della vecchia” o “Giorni imprestati”, durante i quali, osservando le condizioni del cielo, si facevano presagi sul tempo a venire, come ricorda questo proverbio romagnolo: Quând e piov i dè imprestè e piov nênc l’istè (Quando piove i giorni prestati piove anche l’estate).
L’origine di questo particolare “scampolo” di marzo è incerta: sono infatti diverse le leggende popolari che possono averne ispirato la tradizione.
Alcune di queste vedono come protagonista una vecchietta e altre un pastore, in qualche caso si parla di agnellini e in altri di capretti, ma la sostanza non cambia.
Il succo della storia è che questa vecchietta, o il pastore, osarono sbeffeggiare Marzo ormai certi che finalmente l’inverno fosse giunto al termine, facendo pascolare liberamente i propri greggi all’aperto.
La vecchietta – almeno si dice – sfidò il mese ormai al termine con un: “Marzo, ormai farmi danno tu non puoi più, perché oggi già è aprile e il Sole è già su!”.
Il pastore, ancora più sfrontato, interpellato da Marzo, affermò addirittura che si stava «Magnificamente, come se ci trovassimo nella canicola.»
Fu così che Marzo, indispettito, chiese tre giorni ad aprile e fece ripiombare il mese nell’inverno, “gelando” la vecchietta, il pastore e le loro greggi.
Queste storie sono molto simili a quelle dei “Giorni della merla”, anche se gli storici del folclore si rifanno in entrambi i casi è ancora una volta l’eco dell’anno morente negli ultimi freddi invernali, la vecchia Madre Terra destinata a essere presto sostituita dalla nuova Madre Terra, giovinetta fiorente.
In questi giorni di fine Marzo si narra anche che ci sia un’ora sconosciuta nella quale tutto va storto e così, per star sul sicuro, nelle campagne si evitavano i lavori, proprio per paura che una potatura o una semina fatta per sbaglio nella misteriosa ora, pregiudicassero i futuri raccolti.
E di solito, la stagione aiutava, dato che molti erano convinti che in tali giorni fosse quasi sempre cattivo tempo, come sostiene questo proverbio romagnolo: «Dè impresté, o nùval o bagné»: Giorni prestati o nuvolosi o bagnati».
Dalla piovosità dei «giorni prestati» i contadini traevano previsioni per i futuri raccolti. Dice un proverbio romagnolo: «La Vecia la pesca, u j e’ gren e l’esca» ovvero «Se la Vecchia è immersa nell’acqua, ci sono il grano e il becchime», cioè un ottimo raccolto di grano.
Per chiudere sui “Giorni prestati”, va detto che alcuni studiosi li spostano all’inizio di marzo, e non alla fine, e dunque ad imprestare i giorni non fu Aprile a Marzo, ma Febbraio (per quello ha 28 giorni) a Marzo. Per amor di verità, ho chiesto direttamente a Marzo, che come tutti sanno è romagnolo. E questa è stata la risposta: Tri che a n’ò, tri che u mi presta abril, i tuoi caprin te li farò murir. (Tre che non ho, tre che mi presta aprile, i tuoi capretti te li farò morire).

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