Nel Sud Est asiatico tante potenzialità per il cibo italiano

I nuovi mercati esteri che si apriranno all’esportazione di prodotti italiani sono quelli del Sud Est asiatico. La loro crescita economica, infatti, è significativa e costante da diversi anni, e fanno di questa regione una delle aree del mondo maggiormente attrattive e ad alto potenziale di progressione nell’attuale contesto di mercato globale. E la richiesta di prodotti alimentari italiani dal Sud Est asiatico è già una realtà che lascia prevedere una crescita importante dell’export delle nostre aziende.
Di scambi commerciali e strategie per l’espansione dell’esportazione di food made in Italy si è parlato oggi al “Cibus Export Seminar – Focus Asean & Sud Est asiatico” presso Fiere di Parma, cui hanno partecipato rappresentanti istituzionali, aziende alimentari e 13 buyer della distribuzione provenienti dal Sud Est Asiatico che nel pomeriggio hanno discusso nel corso di incontri B2B con le aziende italiane la possibilità di accordi commerciali.
Nei primi sette mesi del 2012 l’export alimentare italiano nel Sud Est asiatico ha raggiunto i 200 milioni di euro, con un aumento del 15,5% sullo stesso periodo del 2011. Se prendiamo in esame i soli Paesi dell’Asean (una sorta di mercato comune dell’area, vedi elenco più avanti) la crescita è ancora maggiore, toccando il 30%. Per avere un termine di paragone immediato, l’export italiano verso l’Asean è quasi equivalente a quello verso la Cina: 120 milioni di euro milioni dall’Asean e 142 milioni dalla Cina.
Le prospettive di un forte aumento dell’export del food made in Italy sono confortate dalle previsioni di crescita economica elaborate dall’Ocse quest’anno: nel prossimo quinquennio il Laos avrà una crescita media annua del 7,4%, l’Indonesia del 6,4%, il Vietnam del 5,6%, le Filippine del 5,5%, la Tailandia del 5,1%, la Malesia del 5,1%, Singapore del 3,1%, Brunei del 2,4%. Perfino Paesi che hanno superato da poco situazioni di criticità, come la Cambogia e la Birmania (Myanmar) sono previsti crescere rispettivamente del 6,9% e del 6,3%.
Ma che tipo di prodotti alimentari italiani possono interessare i mercati del Sud Est Asiatico? “I prodotti che già acquistano – ha spiegato Roberto Lovato, dirigente Area agroalimentare dell’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane – sono generalmente pasta, olio d’oliva, conserve di pomodoro, vino, formaggi, conserve vegetali, ma anche cioccolato e caffè perché i consumatori di fascia medio-alta iniziano a scoprire e ad apprezzare i nostri prodotti più tipici”.
Una conferma in questo senso è giunta dai 13 buyer del Sud Est asiatico presenti a Parma, che hanno visitato gli impianti di diverse aziende alimentari sul territorio ed hanno partecipato agli incontri odierni B2B: “Sugli scaffali dei supermercati della mia catena distributiva – ha riferito Adrian Lanter di The Mall Group di Bangkok, Tailandia – si vendono bene prodotti italiani come pasta, olio, aceto balsamico e condimenti vari. I tailandesi in genere iniziano a conoscere i prodotti italiani nei ristoranti italiani e poi vengono a cercarli al supermercato. Man mano che la conoscenza della vasta gamma del food made in Italy aumenta, crescono le possibilità di vendere anche altri prodotti. L’interesse è alto e le prospettive sono ottime”.
Mercati non facili quelli del Sud Est asiatico, perché gli ostacoli non sono pochi: barriere doganali, usanze religiose, scarsa conoscenza della ricchezza e qualità della produzione alimentare italiana. I salumi, per esempio, hanno poco successo in questi mercati, per motivi religiosi e di gusto (con l’eccezione dei prosciutti di qualità). La tradizione alimentare è importante perché mediamente un consumatore asiatico digerisce a fatica la caseina contenuta nei formaggi freschi (preferisce quelli stagionati come il parmigiano reggiano e il grana padano) o i tannini del vino rosso. Curiosamente, il suo interesse passa per la rinomata dieta mediterranea italiana e per prodotti di griffe importanti e conosciute nel mondo intero. Serve dunque una sempre maggiore promozione dei nostri prodotti alimentari, sempre abbinata all’informazione (sulla loro storia, sul territorio di provenienza, sui metodi produttivi, sulle qualità intrinseche, e sui valori nutrizionali). La pizza, per esempio, in molti di questi Paesi viene vissuta come un prodotto americano, vista la diffusa distribuzione delle pizze surgelate made in Usa. Si potrebbe promuovere la migliore qualità delle pizze surgelate italiane (che hanno iniziato a farsi conoscere in India ed altrove, illustrando anche le tecnologie che consentono di fare un buon prodotto, nonché la storia tutta italiana della pizza.
“Posso anticipare che importanti e diverse azioni promozionali pubbliche saranno realizzate l’anno prossimo – ha riferito Carlo Marina, Dipartimento Internazionalizzazione Ministero Sviluppo Economico – finanziate con fondi straordinari ( i Progetti “Made in Italy”).Tali interventi si concentreranno nel promuovere l’immagine dell‘ italian style nei Paesi ASEAN (che nel 2015 dovrebbero realizzare pienamente la comunità economica unica) con una dotazione economica accresciuta rispetto al passato, e saranno destinati nell’anno prossimo a Paesi ASEAN quali Indonesia, Thailandia, Vietnam, Filippine e Myanmar”.
Molto attiva anche l’Agenzia ICE per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane che ha programmato diversi interventi nella regione: dalla appena conclusasi Collettiva Food & Hospitality China tenutasi la scorsa settimana a Shangai alla prossima di Hofex 2013 che si terrà ad Hong Kong nel maggio prossimo, con un contorno di altre 11 iniziative non meno importanti che si svolgeranno nella medesima area geografica.
A fianco ed in sinergia con Ministero e Agenzia ICE si muovono Federalimentare e Fiere di Parma.
“ Il nostro export alimentare in quest’area è in costante crescita – ha precisato Annibale Pancrazio, vice presidente di Federalimentare – e nei primi sette mesi del 2012 ha sfiorato la quota di 205 milioni di euro, con un aumento del +15.5% sullo stesso periodo del 2011. In particolare, la Thailandia è uno dei paesi più promettenti: nei primi sette mesi del 2012 l’export su questo mercato ha raggiunto la quota di 31,6 milioni di euro, con una crescita del +31,1%, mentre nel 2011 l’export alimentare italiano sul mercato thailandese ha raggiunto la quota di 46,3 milioni, con un aumento del +26,2% sull’anno precedente. Per questo insieme a Fiere di Parma favoriamo la partecipazione a Thaifex 2013, dove le nostre aziende potranno misurarsi con le potenzialità di un mercato ancora in parte inesplorato”.
“Anche nel primo semestre 2012 i tassi di sviluppo dell’Industria Alimentare nell’area ASEAN si confermano tripli rispetto a quelli già eccellenti del settore (+ 30% rispetto al + 8% worldwide) – ha dichiarato Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma – ciò conferma l’intuizione di Federalimentare, Fiere di Parma e Koln Messe di puntare su questi mercati co-organizzando a maggio 2013 la più importante fiera dell’area: il Thaifex di Bangkok. Solo grazie ad una collaborazione sempre più stretta con gli espositori di Cibus possiamo oggi ospitare a Parma i principali retailers e importatori di un mercato strategico in un’ottica che vede le Fiere come culmine di una relazione continuativa e di lungo periodo tra le aziende e i loro mercati obiettivo”.
Particolarmente attiva sul fronte promozionale è la Regione Emilia-Romagna, la sola ad aver istituito un Comitato Export e Internazionalizzazione: “Abbiamo sviluppato un nuovo programma promozionale triennale – ha spiegato Ruben Sacerdoti, responsabile Servizio SPRINT Regione Emilia Romagna – nel periodo 2013-2015, denominato BRICST PLUS che toccherà, oltre i Paesi Brics anche Turchia, Vietnam, Indonesia e Messico. Ci stiamo coordinando con la Cabina di Regia delle Regioni Italiane per missioni internazionali di accompagnamento delle nostre imprese, come quella prevista in Indonesia nel marzo del 2013”.

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