Nella nuova puntata: l’Abruzzo, tra ulivi, vigneti, e ceci .E poi i sapori della tradizione e della Pasqua

La nuova puntata di “Con i piedi per terra” ci porta in Abruzzo, tra l’Adriatico e l’Appennino centrale. Qui ci sono le vette più alte dell’Appennino, con il Gran Sasso d’Italia e il massiccio della Maiella , e poi le colline che racchiudono un paesaggio interamente modellato dal lavoro dell’uomo per lo sfruttamento agricolo di terre vocate alla produzione di olio e vino, ma non solo.
Nello stemma della Regione ritroviamo la sintesi del territorio: una fascia bianca, per i monti innevati; una verde, il colore delle colline, e l’ultima, azzurra, che richiama il colore del mare; mentre il 6° Censimento dell’agricoltura fotografa la realtà del settore abruzzese caratterizzato da 67.000 aziende agricole e zootecniche, e soprattutto dal fatto che l’Abruzzo e’ la regione italiana con il calo più limitato del numero di aziende e una delle quattro che registrano un aumento della superficie agricola utilizzata.
Il giro della nostra troupe e’ vario: da Penne, città del mattone, a Picciano, terra di bande e musei dell’olio ad un’altitudine di circa 400 metri, poi tra i vigneti del Montepulciano d’Abruzzo e gli oliveti sparsi per l’Aprutino dop, i cereali e il cece.
Il grano e’ quello duro, per la pasta abruzzese di qualita’, e i ceci sono quelli nostrani. La loro origine si perde in Asia occidentale erano conosciuti dagli antichi Egizi, quando erano il pasto povero degli schiavi, mentre i romani adoravano cibarsene friggendoli nell’olio d’oliva. Il nome deriva dal latino cicer ed è noto che il cognome di Cicerone discendeva da un suo antenato che aveva una caratteristica verruca a forma di cece sul naso.Il nome specifico arietinum si riferisce invece alla somiglianza che hanno i semi con il profilo della testa di un ariete.
Oggi i ceci, sono tra i legumi più coltivati al mondo; sono infatti la terza leguminosa per produzione mondiale, dopo la soia e il fagiolo; l’India è il maggior consumatore e anche in Italia vengono coltivati un po’ in tutte le regioni, con prevalenza al centro e al sud .
Infine i tesori dell’Abruzzo enogastronmico: Trebbiano, Montepulciano e Cerasuolo sulla carta dei vini, l’agnello “casce e ove” cotto al tegame e ripassato con una stracciatella di formaggio e uova, il “cif e ciaf”, un saporito spezzatino di maiale, e poi “stocche e patene”, ovvero stoccafisso cotto al tegame con le patate, vere prelibatezze per gli amanti dei sapori decisi. Tra i dolci spiccano la “pizza doce”, un pan di spagna imbevuto di caffè e liquore alchermes, con tre strati di farcitura e “li tatune “, dei biscotti realizzati a mano con miele, cannella, mosto cotto e mandorle tritate, le neole o ferratele, il tutto legato anche alle tradizioni della Pasqua. Ci sarà spazio però anche per un breve collegamento con un’azienda agrituristica dell’Appennino Bolognese per scoprire i mille volti di questa attività, dall’enogastronomia, alle fattorie didattiche, allo sport, che la Giornata Nazionale dell’Agriturismo, organizzata da Cia Turismo Verde, ha portato alla ribalta

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