Nelle campagne tanti pensionati vicini alla soglia di povertà

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In Italia ci sono piu’ di 800 mila pensionati coltivatori diretti con pensioni inferiori o integrate al minimo di 480 euro al mese che stanno vivendo un periodo estremamente difficile. E’ quanto emerge da una analisi di Fedepensionati Coldiretti a commento del report su “Trattamenti pensionistici e beneficiari” dell’ Istat firmato insieme all’Inps. “Questa situazione riguarda la maggioranza dei coltivatori diretti pensionati” – afferma il presidente di Federpensionati, Antonio Mansueto – nel sottolineare che “i nostri pensionati comprendono la difficile situazione del Paese, ma non possono tacere sull’insostenibilita’ sociale della situazione dei coltivatori pensionati e delle loro famiglie, sulle quali si vanno sempre piu’ scaricando i disservizi e le insufficienze dell’intervento pubblico”. Da qui la necessita’ di intervenire per recuperare il potere di acquisto delle pensioni piu’ basse; eliminare ogni forma di discriminazione fra lavoratori dipendenti ed autonomi anche per quanto attiene gli assegni familiari; riconoscere un sostegno per le famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani con disabilita’ e/o non autosufficienza; definire i livelli essenziali di assistenza previsto dalla Legge 328/2000; potenziare i servizi di prevenzione presso gli ambulatori di medicina generale allo scopo di assicurare, agli anziani a basso reddito, gli accertamenti diagnostici in forma ambulatoriale, con riduzione delle liste di attesa, dei ricoveri in ospedale e della spesa sanitaria.
Sul problema è intervenuta anche l’Associazione nazionale pensionati della Cia-Confederazione italiana agricoltori che ha spiegato come è proprio nelle campagne che si vivono le situazioni piu’ difficili: se in Italia quasi un pensionato su due vive con meno di 1.000 euro al mese, nelle aree rurali la media percepita si abbassa notevolmente, ed e’ proprio qui che si registra la massima concentrazione di pensioni minime, inferiori alla soglia di 500 euro mensili.
Nelle zone di campagna i “morsi” della crisi sono amplificati e si inaspriscono i toni del disagio sociale, soprattutto per gli ultrasessantacinquenni. Si tratta di una categoria di per se’ vulnerabile -spiega l’Anp Cia- ma che nella congiuntura economica attuale rischia di sprofondare in una situazione ancora piu’ drammatica. Attualmente, infatti, sono 7 su 10 i pensionati delle aree rurali a essere vicini alla soglia di poverta’: un rapporto di gran lunga piu’ allarmante di quello relativo alla popolazione italiana, che sfiora il 30 per cento.
Una condizione di sofferenza -sottolinea l’Anp Cia- amplificata dalla consistente perdita del potere d’acquisto delle pensioni negli ultimi vent’anni, dal progressivo aumento della pressione fiscale e ora anche dal blocco della rivalutazione annuale introdotto con la riforma Fornero e che riguarda 6 milioni di pensionati.
Ma il problema non e’ solo economico. La geografia della crisi italiana -continua l’Anp Cia- e’ legata anche allo stato di salute dei servizi sociali. E nelle campagne la carenza e’ strutturale ed e’ aggravata dai recenti tagli alla sanita’ e in particolare al Fondo per la non auto-sufficienza, che grava in particolar modo su anziani e pensionati. Per questo non si puo’ piu’ perdere tempo: c’e’ l’esigenza -conclude l’Anp Cia- di lavorare a una riqualificazione di queste aree, prendendo le misure locali di intervento per le non autosufficienze, nonche’ tutte le provvidenze economiche agli indigenti, eliminando incongruenze e abusi e, contemporaneamente, offrendo un sostegno vero e efficace a chi e’ in reale stato di bisogno. Va, insomma, colmato ogni divario qualitativo e quantitativo tra regioni e territori garantendo i livelli essenziali di assistenza sociale.

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