Nespole e mandorle nei proverbi popolari italiani

“E’ prem frot l’è la mandulena, l’ùltum l’è la nispulena”: e’ il primo proverbio del Lunario compilato per noi da Andrea Malossini. Il significato letterale di questa massima popolare romagnola e'”Il primo frutto è la mandorlina, l’ultimo frutto è la nespolina”. Infatti tra i frutti “minori” della Romagna, la mandorla è la prima a maturare (e il mandorlo la prima pianta da frutto a fiorire) e la nespola l’ultimo. Benché questo sia il periodo della raccolta della nespola, prima di consumare questi frutti bisogna che la maturazione si completi. Generalmente è sufficiente conservare le nespole nella paglia in un luogo ventilato per una decina di giorni. Questa fase si chiama ammezzimento (stato tra il maturo e il marcio), durante la quale i tannini si trasformano in zuccheri e il frutto, da duro, coriaceo e aspro, diventa nerastro, molle e dolce-acidulo.
Lunedì 8 ottobre la chiesa ricorda santa Reparata, e proprio in Abruzzo la stagone e’ scandita con questa data e questa santa: “Pè la féste de Santa Areparate tutte li lève se ha maturate”,ovvero “Per la festa di Santa Reparata tutte le olive sono mature”. Era tradizione infatti in Abruzzo far coincidere la festa di santa Reparata di Cesarea, popolarissima in Abruzzo e festeggiata l’8 ottobre, con l’inizio della raccolta delle olive. Per la cronaca, la santa – probabilmente martire in Cesarea nel 250 a soli 12 anni – è patrona di Nizza e di diverse località abruzzesi, della Toscana e della Romagna.
E quanto ai santi ecco Bruno: santo (Colonia, 1030 – Santa Maria della Torre, 1101). Conosciuto anche come Brunone, il santo – che si festeggia il 6 ottobre – è il fondatore dell’Ordine dei Certosini. Giovanissimo insegnante di teologia all’università di Reims (ne fu rettore a soli ventotto anni), venne allontanato per aver apertamente criticato la dilagante simonia (la vendita e l’acquisto di titoli ecclesiastici). Dopo numerose peripezie, si avvicinò alla vita monastica, fondando la sua prima Certosa nelle montagne del Delfinato (nel Massif de la Chartreuse), e dando vita al primo nucleo dell’ordine monastico dei Certosini. Successivamente fu chiamato a Roma da papa Urbano II (suo allievo), per poi di nuovo fuggire in Calabria a seguito dell’invasione dell’imperatore tedesco Enrico IV. In Calabria, regione nella quale Bruno è popolarissimo, si stabilì nell’eremo di Santa Maria dove visse gli ultimi anni della sua vita. Le Certose hanno dato il nome ai monaci Certosini, ora aggettivo che indica persona laboriosa,, paziente; al gatto certosino, razza che si dice donata dai Crociati di ritorno dalla Terra Santa ai monaci certosini che li usavano per cacciare i topi da granai e depositi di alimentari e anche al dolce bolognese certosino, che si dice fosse preparato dai monaci della Certosa di Bologna (ora cimitero monumentale)
poi c’e’ Gummaro: santo e eremita (Brabante, Belgio, 717 – Lierre, Belgio, 774). Un santo quasi sconosciuto e dal nome improbabile ma che merita una citazione. D’origine belga, venne chiamato a corte da re Pipino, e quasi costretto a sposare una donna perversa e scialacquatrice. Dopo averla a lungo sopportata si separò da lei rifugiandosi in un eremo, nei pressi di Lierre, sempre in Belgio, dove morì. Gummaro, giustamente, è invocato nei casi di matrimonio infelice e nei casi d’ernia (si dice che ne soffrisse a causa degli sforzi compiuti per sopportare la moglie). Si festeggia l’11 ottobre.

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