Noè e la storia del corvo

Agri 965_20130504_Tranche 03-4Oggi inizio con una celebrità che tutti conoscono, ma che pochi sanno essere anche santo: Noè. Festeggiato il 10 maggio, è un personaggio biblico, il patriarca, il progenitore della nuova umanità. Nella Genesi è descritto come un uomo giusto, tanto da essere il prescelto da Dio ad essere salvato dal diluvio universale. Insieme alla moglie Naamah, ai tre figli Sem, Cam e Jafet, alle mogli di questi e a una coppia di ogni rappresentante del regno animale si imbarcò sull’arca. Visse 950 anni, e non bisogna stupirsi tanto, dato che si narra discendesse da un tal Matusalemme.
Per la storia dell’arca (e per aver salvato uomini e animali) è il patrono dei costruttori di navi. Pochi sanno però che sull’arca vigeva una regola ferrea: nessun animale doveva accoppiarsi, un po’ per mantenere ordine, e un po’ per fare in modo che il numero di creature ad uscire dall’arca fosse esattamente lo stesso che all’entrata.
Disobbedirono solo due animali, il cane e il corvo, oltre ai figli di Noè.
Al cane andò bene, ma al corvo molto meno, dato che cessato il diluvio si rifiutò pure di scendere dall’arca, e questo fece arrabbiare ancora di più Noè, che decise di punirlo. Intervenne Dio a far da paciere, dato che aveva già in mente che i discendenti del corvo disubbidiente avrebbero dovuto nutrire il profeta Elia.
Lo salvò, ma lo condannò ad essere per sempre l’uccello della malasorte.
Il Corvo è dunque un uccello nefasto e annunciatore di morte, e deve parte della sua cattiva fama (oltre che alla maledizione di Noè) al colore nero delle piume (indice di lutto) e al verso lugubre. Nelle simbologia popolare il corvo incarna il diavolo, e quando si posa sul tetto di una casa si crede che annunci la morte di uno degli abitanti. È di cattivo augurio anche vederne a Capodanno, prima di partire per un viaggio o di sposarsi. Quando uno di questi uccelli si aggira su di una casa dove è appena morto qualcuno, è segno che il defunto era avaro.
Il corvo non è però l’unico uccello a portar sfortuna: di cattivo augurio sono anche
tutti i rapaci notturni, i rospi e gli scorpioni. Portano bene invece i ragni (specie quelli con 7 zampe), le lucertole, le rondini, le cicogne, i colombi e le tortore.
Il secondo santo di oggi è Floriano di Lorch. Funzionario romano in Austria, fu annegato sotto Diocleziano nel fiume Enns. A causa del martirio subito è invocato contro le inondazioni Il patronato contro gli incendi e sui vigili del fuoco viene invece da una leggenda che narra di Floriano capace di spegnere gli incendi con un solo secchio d’acqua. Festeggiato il 4 maggio, è il patrono dell’Austria, della Polonia ed è molto popolare nelle campagne, tant’è che compare in diversi proverbi. Uno di questi è il romagnolo: Par san Fluriân e met la spiga e’ grân. “Per san Floriano mette la spiga il grano”. (L’inizio di maggio coincide con la spigatura del grano).
Andrea Malossini

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