Nomisma: la filiera deve imparare a ridurre i costi

Le imprese della filiera agroalimentare devono ‘imparare’ a ridurre i propri costi che ammontano all’81% e non rinunciare all’utile del 3%. E’ questa la strada per poter avere prezzi in negozi, mercati e supermercati piu’ contenuti. Lo afferma una ricerca Nomisma. Per ogni 100 euro che si spendono in Italia per l’alimentazione, tutta la filiera e quindi agricoltura, industria, commercio, distribuzione, dettaglio e ristorazione, ha un utile del 3%, a fronte di costi interni del 54% (dove solo il lavoro assorbe il 38%), costi esterni del 27%, imposte dirette e indirette del 12% e una quota del 4% per l’import netto. Secondo la ricerca sono tre i principali gap del sistema italiano che vanno ad incidere sul prezzo finale dei prodotti, il deficit infrastrutturale, il costo chilometrico del trasporto su gomma, piu elevato del 30% rispetto alla Spagna e quello dell’energia che supera del 36% la media comunitaria. Nomisma ha infine sottolineato come nel 2009 la spesa per alimentari e bevande in Italia sia stata pari a 212,5 miliardi di euro, incidendo per il 23,1% sul totale della spesa delle famiglie, con un valore pro capite di 3.540 euro, di cui 1.200 destinati ai consumi fuori casa e 2.400 ai domestici. (ANSA)

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