“Non c’è agricoltura, senza agricoltori” : campagna di sensibilizzazione della Cia di Imola

spesa mercatoLa Cia di Imola ha organizzato una campagna di sensibilizzazione dal titolo “Non c’è agricoltura senza agricoltori” per far conoscere ai consumatori i costi dei prodotti all’origine e i prezzi pagati alle aziende per quegli stessi prodotti che arrivano sulle tavole degli imolesi. E sono cifre che, soprattutto nel 2014, stanno mettendo ulteriormente in crisi le aziende, già provate dalle scorse annate agrarie. Sabato 27 settembre a Imola in zona Borghetto e lunedì 29 settembre a Castel San Pietro Terme la Cia di Imola organizzerà un punto informativo dove consegnerà alle persone che si presenteranno, un “simbolico chilo” di frutta e i dati raccolti (fonte Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Cesena, Università degli Studi di Bologna Camera di Commercio di Bologna e Ferrara) relativi ai costi di produzione di un paniere che comprende i principali prodotti ortofrutticoli.
Per le mele la quotazione della Camera di Commercio è di 0,34 €/kg e il costo di produzione per l’agricoltore è di 0,35 €/kg, con un segno negativo di 0,1 cent/kg; per le Pere Abate il prezzo pagato è di 0,42 €/kg mentre il costo di produzione è di 0.61 €/kg, una perdita di 0,19 Cent/Kg; per le pesche la quotazione è 0,35 €/kg ma il costo di produzione è di 0,48, più alto di 0,13 cent/kg. Non va certo meglio per la fragola pagata alla produzione 1,10 €/kg e costata all’agricoltore ben 1,38 €/kg con un disavanzo di 0,28 cent/euro, mentre c’è un sostanziale pareggio per i meloni – 0,30 il prezzo e 0,30 il costo di produzione – e un timido segno positivo per la patata, + 0,9.
Numeri, pochi centesimi che al consumatore e all’opinione pubblica potrebbero sembrare irrisori.
Questa campagna di sensibilizzazione serve per far comprendere che in quei pochi centesimi in più o in meno c’è la differenza tra l’agricoltura italiana, sana e di qualità e letteralmente la non-agricoltura.
I conti sono semplici: se un’azienda va in pareggio può pensare di sopravvivere per qualche anno ma invecchia perché non fa investimenti; se un’azienda ha un margine continuare a produrre e può fare investimenti ma se il segno è sempre negativo, se i prodotti vengono pagati meno di quello che costano all’agricoltore allora un’azienda agricola, come qualsiasi altra, fallisce.
Nel 2014 il rischio di chiusura per le aziende diventa concreto e con la cancellazione degli agricoltori a Imola spariranno anche le produzioni tipiche, controllate dai disciplinari di produzione che non sono utilizzati per i prodotti esteri, quelli che siamo destinati a consumare se la situazione permane.

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