Nonostante la crisi cresce il consumo di pesce

La crisi non colpisce in Italia i consumi di pesce, ora condizionati anche dalla moda che vede sempre maggior apprezzamento per quello crudo, sempre più presente sulle nostre tavole. Gli stranieri invece sono conquistati dalle specialita’ della cucina marinara locale. E’ la fotografia scattata dal Centro Studi di Lega Pesca in occasione della ripresa del consumo per pesci, molluschi e crostacei, in controtendenza rispetto alle altre voci della spesa alimentare; nei primi mesi del 2010 registra una leggera salita, dopo un +5% dei consumi registrato nel 2009. ”La crisi tocca l’ittico ma in maniera marginale – spiega Ettore Iani’, presidente Lega Pesca – perche’ il consumatore non rinuncia a una scelta salutistica, concepita nei ceti meno abbienti, come alternativa domestica al piu’ costoso pasto al ristorante”. Stabili, a causa del disastro ambientale del Golfo del Messico, con tendenza al rialzo i prezzi dei prodotti di importazione; infatti, sta diminuendo la disponibilita’ di crostacei e totani, calamari, polpi, seppie, specie su cui sono attesi nei prossimi mesi aumenti fino al 20%. Oscillazioni sui prezzi anche sul prodotto nazionale per l’avvio del fermo di pesca, ad agosto in Adriatico e a settembre nel Tirreno. Trainata dal sushi giapponese prosegue la moda del pesce crudo che nel nostro paese è declinata nei carpacci, dallo spada, al tonno, alla ricciole ma anche quello dei frutti di mare. Sul fronte del turismo gastronomico, secondo Lega pesca, la vacanza in Italia per molti e’ ormai sinomino di cacciucco, pisci spada a’gghiotta, canocia de nassa, cicerello e bottarga, l’importante e’ che sia di provenienza rigorosamente locale. E c’e’ solo l’imbarazzo della scelta tra le 142 produzioni tipiche ittiche dell’elenco nazionale delle produzioni agroalimentari tradizionali, che registra come new entry, la cozza del Golfo di Napoli, la trota reatina, e la quatara di Porto Cesareo. Ma ci sono delle prelibatezze che ancora non sono apprezzzate perché semisconosciute e sono le cosiddette specie dimenticate: cavilloni, tremore, sciabole, gattucci, spinarelli, tracine, sparaglioni, mustelle, razze e alacce, specie vendute a prezzi stracciati, bottino delle piccola pesca, il cui consumo aiuterebbe a ridurre l’import e la spesa all’estero, arrivata a 11 milioni di euro al giorno. Tra le nuove tendenze c’e’ infine l’inedito abbinamento pesce e vino rosso, con qualche accortezza. Mai con fritture, insalate di mare e antipasti, a meno che non siano preparati con sughetto di pomodoro. Via libera, invece, per baccala’, stoccafisso, zuppe di pesce e creme con fumetto. Un ritorno all’antico, perche’ in assenza di frigoriferi, il pasto a bordo dei pescherecci non poteva che essere accompagnato con vino rosso, piu’ resistente alle istabili condizioni della navigazione, cosi come al caldo delle giornate di sole.

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