Nove milioni di italiani pranzano fuori casa


Maggiore efficienza, razionalizzazione delle risorse, piu’ attenzione ai prezzi e accorciamento della filiera. Sono questi gli imperativi della ristorazione di necessita’ in uno scenario profondamente cambiato negli ultimi quindici anni. E’ questo il messaggio principale emerso dalla ricerca del Centro Studi Fipe “I luoghi, i prodotti, gli stili di consumo nel settore del Fuori Casa” presentata nella prima della quattro giorni di Cibus, la fiera internazionale dedicata all’alimentazione. La ricerca ha evidenziato come al cambiamento radicale di offerta dei pasti consumati fuori casa abbia influito in maniera particolare proprio il cambiamento degli stili di vita. Dal lavoro allo studio, e’ sempre piu’ frequente che la consumazione avvenga fuori dalle mura domestiche. E’ infatti nel bar che nascono e mutano le mode e gli stili alimentari. La crescita maggiore di questo genere di consumi e’ stata registrata – secondo la ricerca – dagli anni Novanta fino ai primi anni del nuovo millennio. Poi, prima per l’introduzione della moneta unica, poi per l’avvicinarsi e il concretizzarsi della crisi economica, la crescita dei consumi fuori casa ha subito una battuta d’arresto, mantenendo un livello piuttosto costante e smentendo le previsioni di ulteriori aumenti. Nel 2009 ben nove milioni sono state le persone che per necessita’ hanno consumato abitualmente il pranzo fuori casa. Sempre nel 2009 sono stati serviti circa un miliardo e ottocentomila pasti che hanno generato un fatturato complessivo pari a 12 miliardi e mezzo di euro. “Dobbiamo prendere atto di questa situazione – ha affermato il presidente Fipe e vice presidente Confcommercio, Lino Stoppani – e dobbiamo studiare nuove formule piu’ accattivanti per un consumatore attento e sensibile alle esigenze salutistiche.
Anche il canale bar, dove maggiormente si trascorrono i pasti funzionali piu’ importanti della giornata, deve continuare a fare attenzione sulla qualita’ dei prodotti alimentari impiegati per la preparazione delle pietanze. Nelle scelte di approvvigionamento va bene privilegiare le filiere corte, ma l’importanza maggiore deve essere riposta nella razionalizzazione delle risorse per rendere piu’ efficiente il sistema di produzione dei pasti veloci e offrire un prezzo competitivo e sostenibile a livello quotidiano”. (AGI)

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