Nucleare Giappone: i rischi nella catena alimentare. I maggiori problemi riguardano il pesce


Il rischio maggiore di contaminazione radioattiva per i cibi, dopo l’incidente alla centrale nucleare giapponese di Fukushima, riguarda soprattutto il pesce proveniente dai mari giapponesi. Dalle fughe radioattive legate alle centrali nucleari nipponiche messe ko dal terremoto e dallo tsunami dell’11 marzo, ”nessun rischio” si paventa invece per l’Italia, afferma il nostro ministero della Salute che, sui rischi teorici legati all’import di cibo dal Giappone, ha disposto l’aumento dei controlli soprattutto su pesci, crostacei, caviale, soia, alghe, te’ verde. Mentre sono ”pari allo zero”, rassicura Coldiretti, le importazioni di latte e spinaci Made in Japan. – I RISCHI PER LA CATENA ALIMENTARE: Le polveri radioattive, trasportate dal vento, possono spargersi in una zona piuttosto vasta e finiscono per depositarsi sul terreno. Se incontrano un campo coltivato, ovviamente contaminano i prodotti della terra. Se incontrano una distesa di foraggio, contaminano il cibo destinato agli animali. Per questo, occorre fare attenzione alle verdure (soprattutto quelle a foglia larga), ma non solo a quelle. Il foraggio contaminato viene consumato dal bestiame da pascolo, come mucche, pecore, capre. Ne risultano percio’ contaminati anche il loro latte ed i prodotti che da quest’ultimo derivano (formaggi, burro, yogurt). In questo modo, le particelle contaminate entrano nella catena alimentare e vi permangono, perche’ non possono essere eliminate ne’ neutralizzate dall’organismo. Il consumo prolungato di alimenti anche debolmente contaminati, affermano gli esperti, costituisce un pericolo, perche’ le particelle radioattive si fissano nell’organismo, accumulandosi in genere in organi diversi a seconda della loro specificita’ (lo iodio radioattivo, per esempio, si fissa nella tiroide). Questo puo’ avere conseguenze serie, determinando patologie come leucemie e tumori. Normative internazionali indicano i livelli massimi di radioattivita’ che si possono riscontrare negli alimenti perche’ non costituiscano un danno per la salute. Piu’ a rischio contaminazione sono dunque i vegetali freschi a foglia larga, come spinaci, broccoli, cavolfiore e insalata, e il latte e la carne degli animali che si nutrono di questi vegetali. Per lo iodio, l’Autorita’ europea per la sicurezza alimentare (Efsa), in un parere del 25 gennaio 2005, ricorda che ”tra gli alimenti ottenuti da animali terrestri, sono latte e uova a mostrare le maggiori concentrazioni di iodio”. – SOS PESCE: La radioattivita’ in mare, spiegano gli esperti, ha effetti nell’immediato soprattutto sui molluschi che, come cozze e ostriche, filtrando l’acqua finiscono per accumulare radionuclidi. Nel medio periodo, invece, il problema coinvolge i grandi pesci al vertice della catena alimentare marina: questi sono infatti piu’ esposti perche’ la contaminazione tende ad aumentare man mano che gli animali piu’ piccoli vengono mangiati dai predatori. (ANSA).

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