Nuova etichettatura: i commenti

“Voglio esprimere grande apprezzamento per il voto del Parlamento europeo con il quale si vara un’etichettatura che estende alle carni l’obbligo di indicare il Paese d’origine del prodotto. E’ la strada che anche noi abbiamo indicato piu’ volte come percorso virtuoso in grado di tutelare e allo stesso tempo promuovere le eccellenze italiane ed europee”. Cosi’ il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Saverio Romano commenta il voto di Strasburgo sull’etichettatura sottolinenando che “c’e’ ancora molto da fare ma si tratta certamente di un passo importante per garantire i consumatori, che meritano di sapere quello che mangiano e quello che acquistano.”
Il presidente di Federalimentare Filippo Ferrua, “pur esprimendo apprezzamento verso gli sforzi compiuti dal legislatore europeo” rileva però due gravi perplessità “la prevista facolta’ concessa ai Paesi membri di introdurre informazioni obbligatorie in etichetta ulteriori rispetto a quelle comuni a tutta l’Europa” e “il permanere di una ingiustificata deroga a favore degli alimenti confezionati nei punti vendita e nei locali attigui alla distribuzione”. Vale a dire, aggiunge il presidente di Federalimentare, “che il consumatore europeo continuera’ a trovare informazioni diverse – o a non trovarle – su molti dei prodotti alimentari posti a scaffale. L’industria alimentare ritiene che i consumatori in Europa abbiano diritto, tutti in egual misura, alle informazioni in etichetta e che le imprese alimentari, a loro volta, abbiano diritto a operare in un mercato europeo veramente armonizzato”. L’industria alimentare, continua, “accoglie pero’ con favore l’obbligatorieta’ della tabella nutrizionale, in linea con gli impegni da essa gia’ assunti su base volontaria” e prende atto del compromesso che e’ stato raggiunto sull’indicazione d’origine, la quale potra’ venire estesa ad alcuni prodotti solo laddove a cio’ si ricolleghi un effettivo vantaggio per gli operatori della filiera, e un corrispondente interesse dei consumatori, verificati da una rigorosa valutazione di impatto”.
“Finalmente tutti i cittadini Ue potranno fare scelte consapevoli in campo alimentare, grazie a un’etichetta piu’ trasparente, chiara e leggibile – afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, esprimendo soddisfazione per il via libera definitivo alla nuova etichetta. “Si tratta di un pronunciamento che riconosce l’importanza della legge sull’etichettatura approvata all’unanimita’ dal Parlamento italiano all’inizio del 2011 -osserva la Cia- che di fatto ha precorso e accelerato l’iter della norma comunitaria. Insomma -conclude la Cia- la via da seguire in materia di trasparenza alimentare e’ tracciata. Soprattutto sui prodotti freschi siamo sulla buona strada, mentre su quelli trasformati andra’ fatto qualcosa di piu’, migliorando la normativa indicando la provenienza della materia prima”.
“L’estensione ad altre carni dell’obbligo di etichettatura di origine già previsto in tutta Europa per la carne bovina è un primo passo importante; va però al più presto esteso anche alle carni e al latte utilizzati in alimenti trasformati, come prosciutti, salami e formaggi, per tutelarli da contraffazioni”. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti, Sergio Marini, che denuncia “In Italia la metà delle mozzarelle e tre prosciutti su quattro sono ottenuti da latte e carne di animali allevati all’estero senza alcuna informazione per il consumatore. Per questo l’obbligo di indicazione di origine deve essere esteso, oltre che alla carne di coniglio e al latte ora esclusi, anche per il latte e la carne utilizzati negli alimenti trasformati, per i quali è stato invece concordato di posticiparne di tre anni l’eventuale applicazione, in attesa di una valutazione d’impatto da parte della Commissione”. Sulla base del regolamento, alla Commissione europea spetta ora infatti il compito – spiega Coldiretti – di esaminare l’opportunità di estendere un sistema di etichettatura obbligatoria alle seguenti categorie di alimenti: latte, latte impiegato come ingrediente, carne utilizzata come ingrediente, alimenti non trasformati, alimenti mono-ingrediente e ingredienti che rappresentano più del 50% dell’alimento.
“Il regolamento europeo sull’informazione alimentare ai consumatori rappresenta un importante passo avanti nella direzione di una maggiore trasparenza e informazione per chi acquista”. E’ il commento del presidente della commissione agricoltura, Paolo De Castro (SD), secondo cui “alla fine ha vinto l’interpretazione del Sud dell’Europa rispetto a quella del Nord”, sull’iniziativa di aggiungere un bollino rosso, arancione o verde – una specie di semaforo – da applicare sulle confezioni per indicare il livello di sali, grassi e zucchero contenuto nel prodotto. “Noi volevamo più informazione – ha spiegato – ma non condizionare la scelta del consumatore, come sarebbe avvenuto se fosse stato scelto il sistema a semaforo”. Il regolamento varato oggi dal Parlamento europeo “sarà pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Ue entro il mese di ottobre. Entrerà in vigore da subito ma – ha aggiunto De Castro – per alcune parti, richiedera dei miglioramenti per la loro applicazione”. In particolare sull’indicazione di origine in etichetta per le carni, “un importante obiettivo – ha detto il presidente di Comagri – che l’Italia bipartisan ha ottenuto, la messa a regime di tutte le procedure potrà richiedere alcuni mesi, per poter spiegare alle imprese come procedere”.
Decisamente fuori dal coro invece la voce della Lega Nord. “Non siamo affatto soddisfatti di quanto approvato oggi in Aula”, commenta l’eurodeputato Oreste Rossi, coordinatore in commissione ambiente per il gruppo “Europa della Libertà e della Democrazia”, mentre il collega Giancarlo Scotta (LN), membro in commissione agricoltura, si dice “soddisfatto solo di alcuni punti: ad esempio, l’obbligo di riportare sull’etichetta alcuni valori nutrizionali degli alimenti”. Piuttosto che soffermarsi “sulla grandezza del carattere tipografico delle etichette – ha spiegato Rossi – ci saremmo aspettati che il Consiglio dell’Ue capisse quali fossero le esigenze reali dei consumatori che, senza l’indicazione d’origine per i prodotti lattiero-caseari e quelli trasformati, non potranno avere a disposizione informazioni sull’autentica tracciabilità degli alimenti che acquistano”. Rossi definisce “l’atteggiamento tenuto dal Consiglio Ue ‘ricattatorio’ e sottolinea l’impossibilità di attuare disposizioni nazionali sull’indicazione di origine, trattandosi di una norma puramente teorica”. Per Scottà, “c’è quindi ancora molta strada da fare, in direzione della chiara tracciabilità dei prodotti agroalimentari”.
“Un ulteriore passo avanti nella direzione di assicurare la massima trasparenza ai consumatori”. Questo il commento sul voto del Parlamento europeo del presidente di Fedagri Confcooperative, Maurizio Gardini che ha auspicato ora “una maggiore considerazione per il settore cunicolo per il quale l’etichettatura rimane volontaria”.

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