Ogm: un decennio di via libera e ripensamenti


(di Alessandra Moneti) (ANSA) – Sugli Ogm e’ sempre stata partita dura, muro contro muro in nome del principio di precauzione da una parte, del progresso scientifico dall’altra, sulle misure di coesistenza tra produzione convenzionale e biologica e produzione di organismi geneticamente modificati. Attorno alle pannocchie di mais geneticamente modificate prima, la soia biotech poi, le patate ad uso industriale con possibile utilizzo dei sottoprodotti per alimentazione animale oggi, battaglie politiche, legali, referendarie, di piazza. Con le multinazionali nel nuovo mondo, alcuni esponenti del mondo scientifico – nonche’ le voci italiane di Confagricoltura, Futuragra, Assobiotec, e piu’ prudentemente l’ex ministro Paolo De Castro o gli agronomi del Conaf – a fare pressing in ambito comunitario per la caduta della moratoria di 12 anni fa. Passo compiuto oggi dall’Unione Europea, che ha inoltre dato il via libera all’importazione e trasformazione nell’Ue per produrre alimenti e mangimi, quindi non per la coltivazione, a tre nuovi mais Ogm. Sul fronte del no agli Ogm, due ministri italiani: l’attuale Zaia, e Gianni Alemanno. Queste le principali tappe sullo stop and go agli Ogm nel mercato Ue e in Italia: – moratoria Unione europea su nuove colture Ogm in atto dal 1998 e terminata oggi; – 1998: autorizzata la sola coltivazione del mais Mon 810; – il decreto legge che l’Italia ha varato nel 2004 e modificato nel 2005 impone un divieto assoluto di colture Ogm fino all’adozione di misure di coesistenza da parte delle Regioni. – nel 2005 la Svizzera ha messo al bando per 5 anni gli organismi geneticamente modificati (Ogm); – marzo 2006: rapporto in tema di coesistenza presentato dalla Commissione europea fotografa situazione di stallo. Solo Germania, Danimarca, Portogallo e sei laender austriaci hanno adottato una legislazione specifica sulla coesistenza. Nei confronti dell’Italia Bruxelles invia primo avvertimento scritto per violazione dell’articolo 10 del Trattato Ue; – 17 marzo 2006: Consulta boccia alcune norme della legge del 2005 sulla coesistenza di colture Ogm a fini produttivi riconduce alla potesta’ legislativa delle Regioni il diritto-dovere di disciplinare la materia; la decisione delle Regioni sui piani di coesistenza viene normata dal decreto legislativo 212/2001 dell’allora ministro Gianni Alemanno. – 6 aprile 2006: al vertice di Vienna debutto delle Regioni Ogm-free; – maggio 2006: i ministri dell’agricoltura dell’Ue hanno invitato la Commissione europea a ”presentare quanto prima soglie di etichettatura comunitarie per le sementi” sotto il profilo della tolleranza sulla presenza accidentale di Ogm. – 12 giugno 2007: Ue autorizza soglia accidentale di organismi geneticamente modificati (Ogm) dello 0,9%; – 15 settembre 2007: al via consultazione popolare in Italia promossa dalla Coalizione ‘ItaliaEuropa -Liberi da Ogm’ di 28 organizzazioni che spaziano dal mondo produttivo al mondo ambientalista. A novembre 3 milioni di sottoscrizioni per un’agricoltura libera da Ogm; – 24 ottobre 2007: Bruxelles da’ il via libera definitivo al commercio sul mercato europeo di prodotti contenenti tre nuovi mais e una barbabietola da zucchero geneticamente modificata. – 14 aprile 2009: la Germania bandisce il mais geneticamente modificato, unendosi ad altri Paesi europei (Francia, la Grecia, l’Austria l’Ungheria e il Lussemburgo) che non seguono il permesso di coltivazione a scopi commerciali della Ue accordato nel 1998. Nel 2010 si sono ridotti su 27 a soli sei (Spagna in primis, Repubblica Ceca, Portogallo, Romania, Polonia e Slovacchia) i Paesi europei dove e’ possibile coltivare il mais Bt, l’unico presente nel vecchio continente. Nel 2009 le colture Ogm risultano in calo del 12 per cento. – 29 gennaio 2010: sentenza del Consiglio di Stato che segna, su ricorso di Futuragra, un punto a favore i coloro che vogliono coltivare e vendere Ogm in Italia.

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