Ogm: chi prepara i ricorsi, chi si prepara alle semine

Si infiamma il dibattito sugli Ogm dopo la sentenza del Consiglio di Stato che accogliendo il ricorso del Vicepresidente di Futuragra ha di fatto dato il via libera alla coltivazione in Italia del Mais Ogm Mon810, l’unico autorizzato dalla Commissione Europea.
“Ricorreremo in tutte le sedi” ha commentato a caldo il Ministro delle Politiche Agricole Zaia che oggi ha aggiunto ”Faremo tutto il possibile nell’ambito di cio’ che la legge consente. Non esiste una sola strada, ve n’e’ piu’ d’una: le proveremo tutte, purche’ venga rispettata la volonta’ dei cittadini italiani”.
Ma intanto Futuragra, ovvero l’associazione di agricoltori pro Ogm, inizia il conto alla rovescia e si prepara per il primo maggio, quando scadrà il termine di 90 giorni entro il quale il Ministero dovrà, secondo il Consiglio di Stato, rilasciare l’autorizzazione definitiva alla coltivazione. Il primo a dare il via alle semine sarà – ha assicurato – proprio il vicepresidente dell’associazione Silvano Dalla Libera, ma ad affincarlo potrebbero essere in tanti considerate le 400 richieste per poter seminare colture Ogm già consegnate e le 1000 che conta di raccogliere tra i coltivatori friulani e veneti.
”La mancata applicazione della sentenza – afferma Dalla Libera – creerebbe un danno enorme all’agricoltura italiana e qualora ci fosse ancora impedito di esercitare il nostro diritto, come ha lasciato intendere il Ministro Zaia, non esiteremo a chiedere i danni, che gia’ oggi possiamo quantificare per questa stagione di semina in 200 milioni di euro, vale a dire circa 400 euro per ettaro”.
”Il Consiglio di Stato ha ripristinato la legalità” commenta Roberto Gradnik presidente di Assobiotec, l’Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie aderente a Federchimica, secondo il quale ”il ministero dell’Agricoltura non ha piu’ alcun pretesto per continuare a fare del male al nostro Paese portando avanti una politica anti-Ogm, frutto di un pregiudizio ideologico che nuoce al sistema produttivo agricolo”. Per la libertà d’impresa, che è anche libertà di scelta di che cosa seminare, si schiera il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni che dice “ci sono leggi e regolamenti comunitari a disciplinare la materia degli Ogm che non possono essere disattesi per mero ostruzionismo senza fondamento scientifico. Seminare Ogm e’ un diritto degli agricoltori e le linee guida sulla coesistenza non devono essere un ostacolo all’innovazione”
Preoccupata delle conseguenze della sentenza, e non solo dal punto di vista della sicurezza alimentare, è invece Susanna Cenni, deputata del Pd e membro della Commissione agricoltura della Camera dei Deputati che sichiede “Se l’agricoltore che ha fatto ricorso provoca un inquinamento genetico su una altra coltura, e su un terreno coltivato da chi invece magari ha scelto l’agricoltura biologica, come viene indennizzato il secondo? Ed ancora: sono i singoli agricoltori che fanno la scelta oppure occorrera’ ragionare su aree piu’ ampie?”.
Intanto a sostenere che alternative più realistiche e sostenibili esistono è VAS che da anni si occupa del problema e sottolinea che in Italia ci sono studi per incentivare una produzione nazionale mangimistica Ogm-free (e ridurre la dipendenza dall’estero), tra i quali quello del Centro di Ricerche per la Produzione Animale di Reggio Emilia che ha coinvolto 16 Regioni italiane e che riguarda colture quali quella del pisello proteico, del favino, del cece. Ma, alternative a parte, resta il fatto – ricorda ancora VAS – che la coltivazione del MON810 è stato bandito da 6 Paesi Europei, grazie alla clausola di salvaguardia, perche’ ritenuto potenzialmente dannoso per la salute, l’ambiente e per il contesto socio-economico,che il prodotto è stato valutato positivamente solo dall’azienda che lo produce e dall’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare, la cui autonomia e oggettivita’ è stata messa in discussione, non solo dalle associazioni ambientaliste, ma dalle stesse istituzioni europee,e che le ricerche indipendenti indicano danni alle cavie utilizzate in laboratorio e svantaggi socio-economici.

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