Ogm: Confagri E-R, no a divieti politici


Confagricoltura Emilia Romagna plaude alla volontà espressa dalla Commissione europea di approfondire gli attuali problemi legati all’attuazione della legislazione in tema di OGM, come dimostrano i due studi indipendenti di Agra Ceas Consulting e di Epec (European Policy Evaluation Consortium) pubblicati dalla Direzione Generale Salute e Tutela dei consumatori sul tema.
Oggi in Europa possono essere coltivati oggi solo due tipi di prodotti OGM: la prima tipologia di mais autorizzata nel 1998 e la seconda, la cosiddetta “patata Amflora” nel marzo 2010 ma solo per uso industriale. Più di 10 altri prodotti Ogm hanno già iniziato la procedura d’autorizzazione Ue. Gli Stati membri oggi possono solamente porre restrizioni circostanziate alla coltivazione Ogm all’interno dei propri confini, dal momento che le licenze comunitarie rilasciate sono valide in tutti i 27 Paesi membri.
Dalla lettura delle due relazioni richieste dalla Commissione europea, emergono spunti importanti per il superamento delle criticità esistenti. Innanzitutto l’utilizzo della clausola di salvaguardia da parte di alcuni Stati membri deve continuare a basarsi su criteri squisitamente scientifici, poiché è deprecabile che la contrarietà di alcuni Paesi verso gli OGM sia basata ancora oggi su motivazioni meramente politiche. In questo senso è imprescindibile – afferma il Presidente Guglielmo Garaganani- che l’attuale ricerca da parte della Commissione europea di indicatori in grado di valutare anche le implicazioni socio-economiche della coltivazione di piante geneticamente modificate, avvenga nel più rigido rigore scientifico possibile. Inoltre, la proposta in discussione al Parlamento e al Consiglio per permettere agli Stati membri di limitare e vietare la coltivazione OGM sul proprio territorio è troppo poco ambiziosa e potrebbe minare la libera concorrenza nel mercato interno. Va sottolineata poi la raccomandazione contenuta in entrambi gli studi circa la necessità di un tipo di informazione quantitativamente più importante e qualitativamente più corretta per i cittadini europei sugli alimenti contenenti OGM. Infine, Confagricoltura Emilia Romagna condivide i risultati dello studio sull’inopportunità di introdurre un sistema di etichettatura europea per gli alimenti OGM-free: in primo luogo –afferma Guglielmo Garagnani – risulterebbe difficile attribuire questa caratteristica soprattutto ai prodotti di origine animale, in secondo luogo esso potrebbe influenzare negativamente la scelta dei consumatori, i quali sono peraltro già tutelati dall’obbligo di riportare in etichetta la presenza di organismi geneticamente modificati.

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