Ogm: consumatore ed etichettatura alla conferenza della Rete delle Regioni


Il consumatore e l’etichettatura non Ogm: sono gli argomenti che verranno discussi nella nona Conferenza della Rete europea delle Regioni e Autorità locali libere da Ogm, presieduta dal 2010 dal vice presidente e assessore all’Agricoltura della Regione Marche Paolo Petrini, in programma a Erfurt, in Turingia, il 5 e 6 settembre prossimi. La Rete, che oggi conta 56 membri, considerando la rinnovata adesione della Regione tedesca Schleswig-Holstein, è nata nel 2003, anno in cui le 10 Regioni europee fondatrici firmarono una dichiarazione congiunta impegnandosi a chiedere rassicurazioni alla Commissione europea per evitare la presenza di Ogm nell’agricoltura convenzionale e biologica. Principi fondamenti cui si ispira la Rete sono l’autodeterminazione dei singoli Stati, o Regioni, o autorità locali, nel decidere se far entrare o meno sementi Ogm; il principio che ‘chi sbaglia paga’; il principio di precauzione (da un punto di vista salutistico) e la libertà di scelta. Obiettivo principale del network è l’introduzione di uno status giuridico di area Ogm-free nella cornice legislativa europea, per salvaguardare la biodiversità, preservare l’identità territoriale e il paesaggio unico europeo, promuovere sistemi di produzione a basso impatto. E ancora, la Rete si prefigge di sviluppare canali di distribuzione e filiere mangimistiche non Ogm, favorendo la produzione di proteine non Ogm in Europa, e di chiedere alle istituzioni europee procedure più rigorose e trasparenti per l’autorizzazione di nuove varietà Ogm. Altro ‘cuore’ della mission, preservare i diritti dei produttori a coltivare biologico e culture convenzionali non Ogm, e i diritti dei consumatori di rifiutare alimenti geneticamente modificati. Il tema della nona conferenza riprende le battaglie ‘storiche’ della Rete, con un focus, appunto, sul consumatore. “I consumatori – spiega Petrini – consolidano ogni anno la loro posizione contro gli Ogm e vogliono essere sempre più informati sui prodotti”. Ma, aldilà degli attuali obblighi, non c’é, ad esempio, un’etichettatura sui prodotti derivati (carne, latte e uova). “Attraverso l’attività della Rete – aggiunge Petrini – vogliamo far sì che migliori ulteriormente la consapevolezza del consumatore europeo, in relazione alle sue scelte di acquisto alimentari”, e al tempo stesso “tutelare gli agricoltori europei che non usano Ogm, affinché questa loro scelta venga riconosciuta dal mercato”. La Regione Marche ha sempre affrontato la questione Ogm con provvedimenti innovativi, dotandosi tra l’altro nel 2004 – fra le prime Regioni – di una legge che non consente sul territorio regionale “la produzione e la coltivazione di specie che contengono Ogm”, a tutela dei prodotti agricoli e zootecnici, specie quelli di qualità regolamentata. Una ‘linea dura’, quella anti-Ogm, che è alla base anche del marchio Qm, Qualità Marche, nato nel 2003 come progetto pilota per comunicare al cittadino valori e qualità dei prodotti dell’agricoltura locale e offrirgli, attraverso una serie di certificazioni, la certezza di acquisto e consumo di prodotti ‘doc’. Tutti i disciplinari, che vanno dalla filiera dei cereali a quella delle carni, dal latte crudo all’olio, dal miele all’agriturismo e alla ristorazione, prevedono esplicitamente il divieto di utilizzare organismi geneticamente modificati in tutte le fasi della produzione.

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