Ogm: i commenti alla firma del decreto

mais 1“L’atto compiuto dai nostri ministri va nella giusta direzione, ora bisogna attivare la clausola della salvagurdia”. Lo afferma il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi, commentando la firma dei ministri De Girolamo, Lorenzin e Orlando al decreto contro la coltivazione in Italia del mais MON810. “E’ necessario impedire la coltivazione di Ogm in Italia e il governo deve procedere rapidamente all’attivazione della clausola della salvaguardia come richiesto fermamente anche dalle Regioni”, precisa Politi, convinto che gli Ogm non servano all’agricoltura italiana, diversificata e saldamente legata alla storia e alle tradizioni delle variegate realtà rurali. “La nostra contrarietà non è ideologica – precisa ancora il presidente – siamo convinti che in Italia e in Europa è possibile produrre colture libere da biotech, con beneficio per l’ambiente e la salute, nonché per migliorare il reddito di agricoltori e allevatori”.
“La mozione parlamentare e il decreto interministeriale che chiedono l’applicazione della clausola di salvaguardia per vietare la coltivazione di Ogm in Italia sono il prodotto della paura del progresso e il frutto di pregiudizi ideologici senza fondamenta”. È quanto ha dichiarato il presidente nazionale Confeuro, Rocco Tiso, secondo cui “quel che stupisce, oltre allo strano silenzio sull’ingente quantità di prodotti Ogm importati che regolarmente transitano nei nostri supermercati, è la volontà di non lasciar alcun spazio alla ricerca e alla sperimentazione”. “Non è questo – ha concluso Tiso – il modo giusto per rilanciare il comparto agroalimentare, che è troppo arroccato al passato, ma quello di implementare la comprensione attraverso la ricerca. Solo in questo modo si potrà avere un’idea chiara sui pregi e i difetti degli Ogm”.
“Accogliamo con soddisfazione la notizia della firma del decreto che vieta la coltivazione del mais Mon810 in Italia” commenta la Fondazione diritti genetici “Condividiamo – si legge nella nota – le motivazioni con cui il ministro ha spiegato la necessità del provvedimento, cioè la difesa della biodiversità e della qualità della nostra agricoltura, elementi che ne garantiscono la competitività sul piano economico”. “Nel comunicato che annuncia la firma del decreto – prosegue la nota – si legge che questo provvedimento è solo il primo passo, quello più urgente, di una serie di ulteriori iniziative, con le quali sarà definito un nuovo assetto nella materia della coltivazione di Ogm nel nostro Paese”. “Ci auguriamo dunque – conclude la la Fondazione diritti genetici – che tra i passi successivi ci sia anche l’adozione della clausola di salvaguardia, provvedimento previsto dalla normativa europea e già in vigore in vari paesi dell’Unione”.
Slow Food accoglie con soddisfazione la notizia del decreto. «Si tratta di un atto estremamente importante che va nella direzione di ciò che chiede la larga maggioranza dei cittadini italiani e che noi consideriamo necessario per tutelare l’agroalimentare del nostro Paese», commenta Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. «A lungo la nostra associazione ha portato avanti questa tesi davanti alle istituzioni preposte e facendo informazione tra i propri soci, i produttori, i consumatori. La firma dei tre Ministri oggi colma un vuoto legislativo, venutosi a creare negli ultimi mesi, che ci stava facendo precipitare nel caos».
Un vuoto aggravato dalla recente sentenza della Corte europea che ha generato provocatorie quanto pericolose semine. Il decreto non è, però, uno stop definitivo alla coltivazione di Ogm in Italia: «Come sottolinea il Ministro De Girolamo si tratta solo di un primo passo. Il prossimo sarà la discussione sulle misure di coesistenza tra colture transgeniche, convenzionali e biologiche. Noi di Slow Food riteniamo impossibile realizzare la coesistenza sul territorio italiano (e continuiamo a pensare che gli Ogm non servano alla nostra agricoltura), tuttavia ci rendiamo conto che l’argomento ora è da affrontare, proprio per tutelare il nostro patrimonio, la solidità di questo settore economico e la nostra futura sovranità alimentare».
E’ “un primo segnale per un’Italia libera dagli Ogm, apprezzato dagli ambientalisti, dagli agricoltori e dai consumatori”. Lo dice Simona Capogna, vicepresidente Vas. “La notizia – prosegue Capogna – ci trova finalmente soddisfatti; il decreto interministeriale mette fine al vuoto normativo apertosi dopo le sentenze della Corte di Giustizia europea”. In questo modo, conclude Capogna, ritorna “finalmente la speranza che possano essere portate avanti nuove e decisive azioni per la difesa dagli Ogm e per la valorizzazione della nostra agricoltura. Il divieto ha la durata di 18 mesi, al massimo: un tempo sufficiente e necessario per lavorare”.
Il decreto che proibisce la coltivazione del mais Ogm in Italia “è la conferma che il nostro paese vuole violare apertamente le norme comunitarie che lo consentono, e le sentenze della Corte di Giustizia europea che ne confermano la validità”. Lo afferma, in una nota, il presidente di Assobiotec Alessandro Sidoli, a fronte della odierna firma del decreto dei ministeri dell’Agricoltura, dell’Ambiente e della Salute. “Quanto ai pretesi dossier scientifici – continua il presidente di Assobiotec – mi piacerebbe verificare quali sono gli argomenti a sostegno della pericolosità per l’ambiente, dato che di tutto ciò non si trova traccia nella letteratura scientifica”. “Questa presa di posizione ideologica – conclude Sidoli – non fa certo gli interessi dell’agricoltura italiana, che ha più che mai bisogno di innovazione e competitività. Voglio solo ricordare che i coltivatori di mais subiscono annualmente perdite per centinaia di milioni di euro e i nostri animali continuano ad essere alimentati con le derrate Ogm di importazione, paradosso dei paradossi..”.

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