Ogm: l’esame dei 6 mais transgenici passa alla Commissione Ue. Galan: “Sì alla ricerca”


Il consiglio dei ministri dell’agricoltura dell’Ue non e’ riuscito a riunire, oggi a Lussemburgo, ne’ una maggioranza a favore, ne’ una contraria, sulle domande di autorizzazione all’importazione e al commercio in Europa relative a sei mais transgenici. I dossier passano quindi, per decisione finale, alla Commissione europea: si tratta, di due mais della Syngenta, il Bt11 (rinnovo di autorizzazione) e il Bt11xGa21; del mais Dow AgroScience 1507×59122; del mais di Pioneer 59122x1507xNk603; e dei mais di Monsanto Mon88017xMon810 e Mon89034xNk603. Sulla questione, il ministro per le Politiche agricole e alimentari, Giancarlo Galan, ha precisato: ”Non cambio la posizione espressa fin qui dall’Italia sui dossier riguardanti questi sei mais ogm, destinati all’alimentazione animale, competenza prevalente del ministero della Salute. Pero’ credo sia utile chiarire che la mia visione e’ diversa da quella dei ministri che mi hanno preceduto”. Per l’avvenire, per lo meno per quanto riguardera’ le mie competenze di ministro delle politiche agricole alimentari e forestali – ha precisato – ho intenzione di far valere un punto di vista piu’ aperto: incoraggero’ la ricerca e la sperimentazione anche in questo campo. Non permettero’ che l’Italia si ritrovi a pagare gap difficilmente recuperabili in un terreno strategico come la conoscenza”. Sulla ricerca, quindi – ha ribadito ai cronisti Galan – ”non vogliamo restare indietro rispetto agli altri Paesi. Non tratteremo gli Ogm come banditi in agguato o come pericoli a prescindere, studieremo e vedremo, anche perche’ in alcuni settori non si sono dimostrati affatto nemici, per esempio nella preparazione dei farmaci”. Attualmente, ha concluso il ministro, ”l’Italia ha un obbligo, anzi ce l’hanno le Regioni perche’ l’agricoltura e’ di loro competenza, e le Regioni ci devono dire quali sono le regole di coesistenza: cioe’ devono individuare le zone dove si puo’ sperimentare. E’ un obbligo che abbiamo assunto internazionalmente e che le Regioni devono rispettare; dopo decideremo noi se coltivarli o meno, ma intanto un obbligo c’e’, e’ quello di indicare le regole di coesistenza, le Regioni quindi lo devono fare”. (ANSA).

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