Ogm: le posizioni degli scienziati sono divise


“Diamo uno stop alle demonizzazioni sugli Ogm, i cibi derivanti da colture geneticamente modificate. Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Abbiamo utilizzato finora gli Ogm forse in maniera impropria, ma non significa che è tutto sbagliato”. Lo ha detto Camillo Ricordi, scienziato e professore presso l’Università di Miami nonché membro dell’Advisory Board del Barilla Center for Food and Nutrition (Bcfn) al seminario via web, tenutosi a Milano, sul tema ‘Le biotecnologie oltre gli Ogm’, promosso da Bcfn. Sugli Ogm, secondo Ricordi, “c’è stata una comprensione errata; molte delle biotecnologie sono non transgeniche e non comportano mutazioni genetiche. Credo – ha affermato – sia possibile una sinergia tra le diverse tecniche, e servono più partnership tra pubblico e privato. Un approccio scientifico misto, ma anche un approccio economico misto” ha sottolineato. Su questo tema, secondo il medico attivo negli Usa, “è anche interessante l’emergere di una geografia diversificata. Altro che monopolio, c’è più diversità economica, ha detto. E sono i Paesi emergenti a far da leader, ci danno un esempio su come investimenti pubblici possano far decollare sfide sostenibili in Paese che possono fare investimenti. Con un futuro dove sono auspicabili biotecnologie tarate secondo ciascun contesto”.
Altro aspetto da considerare è l’aumento della popolazione che, sulla base delle ultime stime Onu, a ottobre raggiungerà quota sette miliardi. Per questo, secondo Klaus Ammann, professore emerito in Biodiversità presso l’Università di Berna, “dobbiamo utilizzare tutte le strategie offerte dalle biotecnologie. Favorendo da una parte l’innovazione come strategia per i piccoli agricoltori e ristrutturando, dall’altra, i sistemi produttivi. Sia quindi più agricoltura moderna, che riforme; una cosa non può escludere le altre”. La sfida alla fame del mondo, a giudizio di Ammann, sta “nel combinare le tecnologie moderne con l’agro-ecologia. Senza essere troppo ansiosi sugli Ogm, laddove è la selezione convenzionale ad essere finora costata molto”. Tuttavia, ha osservato il direttore della Foundation on Future Farming e direttore di Save Our Seeds Benedikt Haerlin, “non abbiamo bisogno di innovazioni calate dall’alto, anche perché risultano nel tempo inefficaci se non dannose. Come i ‘deserti verdi’ in Argentina dove le colture di soia Ogm attirano insetti ‘cattivi’ con cicli di pesticidi che – ha sottolineato – sarebbero legati alle monoculture, e hanno fallito. Ci sono insetti sempre più resistenti, e pesticidi sempre più diffusi. E gli Ogm – secondo Haerlin – per il cotone hanno offerto solo soluzioni provvisorie a piccole parti del problema. Mentre sono a portata di mano soluzioni sostenibili. Con le attuali biotecnologie – ha detto – si può raddoppiare la resa delle sementi, ma occorrono più investimenti in ricerca e disseminazione. E bene fanno i consumatori che guardano con attenzione alle etichette degli alimenti. Anche se non c’è trasparenza al 100%, e l’unica speranza è che la mucca da cui proviene la bistecca sul piatto sia stata nutrita con erba europea”. (ANSA).

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