Olio d’oliva, il disagio degli industriali


In crescita il settore dell’olio d’oliva. Lo dicono i dati del Monitoraggio ASSITOL sugli oli d’oliva e di sansa, presentato ieri a Roma. Dopo un 2009 non facile, le aziende del comparto oleario hanno saputo riguadagnare quote di mercato, puntando soprattutto su un’attenta selezione della materia prima ed una politica di contenimento dei costi.

Nel dettaglio, sul mercato interno le vendite di olio d’oliva registrano un aumento del 3,6% in più rispetto all’anno precedente. Gli oli extravergini hanno rappresentato il 72,2% degli scambi, contro il 25% circa di olio di oliva e il 3% da olio di sansa. In particolare, l’extra convenzionale – vale a dire i grandi marchi italiani – si dimostra il segmento vincente del comparto industriale: con un quantitativo di 69.550 tonnellate, ha assorbito più del 93% del totale di oli extravergini venduti in Italia.

Decisamente contenute le vendite degli extravergini di origine italiana, che rappresentano il 5,5% dell’offerta della categoria. Si riconferma il valore di nicchia per gli oli DOP/IGP e l’olio di produzione biologica, i cui volumi sono risultati, rispettivamente di 304 e 616 tonnellate, con un tasso d’incidenza, rispettivamente, dello 0,4 e 0,8% delle vendite complessive.
Secondo l’indagine, insomma, a fare la parte del leone sono gli oli extravergini, che hanno rappresentato il 72,2% degli scambi, contro il 25% circa di olio di oliva (25.660 tonn.) e il 3% da olio di sansa (3.113 tonn.). Si riconferma inoltre il peso della distribuzione moderna, che resta il principale soggetto destinatario sul mercato nazionale.

Meno felice, nel 2010, la performance dell’export, che ha visto una riduzione, su base annua, del 2,4% per gli oli extravergini e dell’8,9% per gli oli di oliva. La contrazione sui mercati esteri si spiega con la crisi economico-finanziaria. Va però sottolineata la pronta reazione delle aziende che, a partire dallo scorso novembre, hanno iniziato a mostrare segni di forte ripresa. Tra novembre e dicembre, le vendite dell’extravergine sono cresciute del 31% sul mercato interno rispetto al 2009, grazie soprattutto alla positiva performance dell’extra convenzionale, vale a dire i grandi marchi italiani (+34%). Tale crescita è continuata anche nelle prime battute del 2011.

Oggi il settore pesa sulla bilancia dei pagamenti per un valore pari a un miliardo di euro. Eppure, almeno finora, le istituzioni hanno mostrato scarsa attenzione per le reali necessità del comparto. Le imprese vivono da tempo un profondo disagio. Svariati i motivi di questo malessere: i costi, ritenuti insopportabili dalle imprese minori, la burocrazia in aumento, la concorrenza sempre più difficile da arginare di Paesi terzi che ricorrono a frodi conclamate e, soprattutto, i recenti blocchi all’export, pensati per condurre campagne di controllo sui nostri prodotti, peraltro già sottoposti a verifiche da parte degli organismi di vigilanza.

Inoltre, per la prima volta nel mondo dell’olio d’oliva si assiste a qualche episodio di delocalizzazione produttiva. Casi isolati, almeno per il momento, ma che l’Associazione teme possano moltiplicarsi. E’ quindi urgente, secondo ASSITOL un confronto con tutta la filiera e con la nostra Amministrazione per ridiscutere le strategie seguite fino ad oggi, allo scopo di valorizzare l’intero comparto oleario.

Forte apprezzamento è stato espresso invece nei confronti del nuovo metodo di analisi degli alchilesteri, i cui primi effetti positivi già si fanno sentire. Al riguardo le ultime quotazioni del mercato di Bari indicano che negli ultimi mesi il prezzo degli oli extravergini, vale a dire il “top” dell’intera gamma, è aumentato. Non così, invece, quello dei vergini, in calo costante già da ottobre e in caduta libera da gennaio. Gli alchilesteri potrebbero quindi rappresentare lo strumento principale per ridefinire il mercato in termini qualitativi. Anche su questo punto, ASSITOL ritiene giusto confrontarsi con gli altri attori della filiera.

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