Olio: ecco il decalogo dell’alta qualità


Dieci regole d’oro, dalla produzione alla conservazione, per garantire oli extravergine di alta qualita’. E’quanto prevede il “decalogo dell’alta qualità” predisposto dal Consorzio di garanzia dell’olio extra vergine di oliva di qualità. Un libello che ha l’intento, come si legge nell’introduzione, ”di definire regole e procedure che stabiliscano, dal campo fino alla tavola, quello che deve essere fatto e quello che deve essere evitato per produrre e conservare un olio di oliva extra vergine in maniera perfetta”. Si parte della necessita’ di un controllo integrato dei parassiti e delle infestanti, per minimizzare l’uso di antiparassitari e diserbanti. Segue la raccomandazione a tecniche di inerbimento controllato, per contenere l’uso delle risorse idriche e l’erosione dei suoli. Quindi l’appello a razionali interventi di concimazione vincolati alla salvaguardia delle risorse idriche di falda; l’impiego di carrelli elevatori elettrici per evitare l’inquinamento e contaminazioni della materia prima; l’impiego di tecnologie di conservazione dell’olio a gas inerti per rallentare i processi di invecchiamento; mantenimento di una ‘catena del buio’ e controllo delle temperature di esposizione per ridurre la velocita’ dei processi ossidativi; la riduzione dei tempi di scadenza e indicazioni per il consumatore per un corretto approvvigionamento e conservazione del prodotto; parametri chimici e sensoriali piu’ restrittivi per garantire piu’ elevate proprieta’ nutrizionali e salutiste; impiego (naturalmente) di sole varieta’ di olive italiane e, per finire, il divieto della pratica del rabbocco e dell’uso di oliere nei ristoranti. ”La qualita’ e’ come la liberta’ – osserva il presidente del Consorzio, Elia Fiorillo – sia l’una che l’altra hanno bisogno delle regole. Con questo decalogo si stabiliscono per la prima volta dei punti fermi. Finora ci eravamo preoccupati molto della produzione e trasformazione ed e’ stato fatto un ottimo lavoro ma ora ci rivolgiamo in particolare al settore commerciale che deve evitare un’esposizione poco attenta del prodotto, tipo metterlo su scaffali in piena luce e al calore, altrimenti lo danneggia. Ma le regole arrivano sino alla tavola e devo dire che anche i ristoranti di maggior grido ancora difettano sulla proposta dell’olio, messo dentro in bottiglie anonime e incuranti della norma di portarlo in una bottiglia etichettata”. ”Contro la pratica del rabbocco – conclude Fiorillo – stiamo sensibilizzando Bruxelles a introdurre una normativa che porti sulle tavole dei ristoranti bottiglie anti-rabbocco, per evitare definitivamente commistioni che penalizzano il consumatore”.(ANSA)

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