Olio: frantoiani, import selvaggio colpisce imprese e mercato

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Colpiscono produttori e consumatori le massicce importazioni di olio, anche a seguito delle recenti misure europee di riduzione dei dazi all’importazione di olio dalla Tunisia. Lo fa sapere l’Aifo Confartigianato, l’Associazione italiana dei frantoiani oleari, nel precisare che le condizioni igienico-sanitarie, il sistema di controlli e i costi di produzione in molti Paesi dai quali si importa, sono profondamente diverse rispetto a quanto avviene in Italia. Basti pensare che il costo del lavoro per un operaio tunisino è 15 volte inferiore rispetto a quella di uno italiano del settore; ma ad essere penalizzati, oltre alle imprese sono anche i consumatori che non possono sapere esattamente da dove arriva l’olio che acquistano, poichè la normativa sull’etichettatura prevede la generica indicazione dell’area di provenienza e non quella specifica del Paese di origine del prodotto. A produrre l’olio davvero e soltanto italiano sono 4.921 frantoi, ricorda l’Aifo, che tra il 2011 e il 2014 hanno realizzato 434 mila tonnellate di olio, con 43 marchi Dop e Igp. La maggioranza dei frantoi (900) si trova in Puglia, seguita da Calabria (817 frantoi), Sicilia (601), Toscana (418), Campania (395). Ma la vera sfida dell’Associazione sta nel saper distinguere l’olio davvero italiano da quello che proviene dall’estero. ”Noi frantoiani – sottolinea il presidente Aifo, Piero Gonnelli – siamo gli unici a produrre olio utilizzando soltanto materia prima nazionale e metodi tradizionali che assicurano un alimento buono e sano; chiediamo pertanto una normativa che riconosca la centralità dei frantoi nella filiera produttiva dell’olio, che faccia chiarezza sulla provenienza dell’olio per evitare inganni e frodi a danno dei consumatori e delle nostre aziende”.

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