Olio: maltempo e batteri decimano raccolta, cali fino a 40%

olive nuovaL’estate pazza con poco sole e tante piogge lascia il segno negativo, oltre che sulla vendemmia, conclusasi con un calo produttivo fino al 30% in alcune aree, anche sulla campagna olearia che è ancora nel vivo ma per la quale le previsioni sono già piuttosto ‘nere’. Le organizzazioni agricole riunite in Agrinsieme (Cia, Confagricoltura e Alleanza delle cooperative agroalimentari) stimano un forte calo produttivo, nell’ordine del 30-40 per cento rispetto alla media degli anni scorsi. “Una situazione preoccupante che determina la necessità di azioni urgenti”, osserva Agrinsieme che ha inviato una lettera al ministro delle politiche agricole, Maurizio Martina, chiedendo un incontro “per sollecitare misure a sostegno del comparto, con la definizione di un piano a lungo termine per ridare slancio all’olio made in Italy che vale 3 miliardi di euro e occupa 1,1 milioni di ettari, impiegando manodopera per 50 milioni di giornate di lavoro”. Il calo produttivo della campagna olearia 2014-2015 è dovuto principalmente alle continue variazioni climatiche e alle abbondanti precipitazioni dei mesi scorsi – spiega Agrinsieme -. In particolare, durante l’estate, l’umidità e le piogge eccessive alternate al caldo hanno causato attacchi della mosca olearia responsabile della perdita di produzione e, in alcuni casi, della riduzione del livello qualitativo dell’olio. La perturbazione ‘Attila’, che ha appena colpito l’Italia, aggiunge altra preoccupazione. “Vento forte e precipitazioni si abbattono sulla raccolta di olive che è in pieno svolgimento – sottolinea Coldiretti -, con grandi difficoltà che fanno stimare un calo della produzione dell’olio di oliva del 30%. In queste condizioni l’Italia rischia addirittura di perdere il secondo posto come produttore mondiale dietro la Spagna a favore della Grecia”. “La situazione viene costantemente tenuta sotto controllo a livello regionale dalla rete di monitoraggio Unaprol – osserva il presidente di Unaprol-Consorzio olivicolo italiano David Granieri -, anche per valutare lo stato di salute della minore produzione che sarà immessa sul mercato”. “Ci interessa – aggiunge Granieri – la tracciabilità del prodotto, i flussi delle qualità disponibili e l’origine, associati ad una rigorosa politica dei controlli. Qualcuno deve spiegare agli italiani perché diventa tutto Made in Italy l’olio in commercio quando poi si annuncia un calo della produzione”. (ANSA)

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