Olio: ripartiti i consumi ma l’etichetta obbligatoria fa aumentare i costi


Mette a segno un +0,7% di vendite il settore dell’olio nei primi mesi del 2010 in Italia, con un boom per l’extra vergine (+7%). E’ quanto emerge dal monitoraggio degli oli di oliva e di sansa, presentato oggi nel corso dell’assemblea di Assitol, l’Associazione italiana dell’industria olearia che raggruppa oltre il 90% delle imprese italiane. Un dato positivo che giunge dopo un 2009 che ha chiuso con calo delle vendite in Italia del 10,6% su un totale di circa 99.000 tonnellate, dovuto alla difficile situazione di mercato che ha condizionato le scelte del consumatore. Il 2010 appare comunque ancora in salita, con ribassi dei consumi per olio di oliva (-18,9%) e sansa (-21%), con una lievissima crescita per l’olio a denominazione. Sul fronte dell’export, il comparto tra gennaio e aprile 2010 guadagna lo 0,3%, a fronte di un 2009 chiuso con -9%; a perdere sono l’oliva (-8%), biologico (-65%) e 100% italiano (-14,5%). Secondo l’Assitol, non si e’ verificato l’atteso effetto positivo in seguito all’entrata in vigore del Regolamento Ue sull’etichettatura d’origine per l’extra vergine anzi, secondo gli operatori, la norma ha introdotto una serie di obblighi burocratici sui libri di carico e scarico e sulla trasmissione telematica dei dati che hanno aggravato i costi di produzione. Una situazione che, secondo l’associazione, ha avvantaggiato i tradizionali concorrenti spagnoli ma anche di Cile, Australia e Tunisia, che hanno visto crescere i volumi delle esportazioni puntando su politiche di promozione e prezzi concorrenziali. (ANSA).

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