Operazione antibracconaggio nel ravennate: denunce e sequestri

polizia provinciale1Un uomo, residente nella provincia di Forlì Cesena, è stato denunciato a piede libero alla Procura per il reato di uccellagione e detenzione di avifauna protetta. A intervenire sono stati gli agenti della Polizia Provinciale.
Il bracconiere è stato colto in flagrante mentre recuperava alcuni esemplari di avifauna rimasti intrappolati tra le maglie di una rete, posizionata in un vigneto adiacente a un immobile di proprietà nel Comune di Cervia. Si trattava di una capinera (specie protetta) e di un esemplare di tordo bottaccio recuperati e immediatamente liberati dagli agenti. Sul posto sono stati inoltre sequestrati alcuni esemplari di tordo bottaccio e di merlo detenuti in piccole gabbie e utilizzati come richiami e l’enorme impianto di cattura abusivo costituito da 10 reti tipo tramaglio per uno sviluppo lineare di oltre 110 metri. Gli agenti hanno perquisito l’immobile dell’indagato dove hanno trovato altri 26 esemplari di tordo bottaccio, 10 esemplari di merlo e 2 fringuelli (specie protetta), tutti liberati sul posto. La Polizia Provinciale, ogni anno in occasione del passo più cospicuo di uccelli migratori, impegna numerose risorse tra personale e mezzi in operazioni di contrasto al bracconaggio al fine di fermare la pratica illegale dell’uccellagione finalizzata ad alimentare il mercato nero dei richiami vivi a uso venatorio e degli esemplari protetti da destinare all’allevamento amatoriale. Tra ottobre e novembre 2013 il personale della Polizia Provinciale ha individuato sei impianti abusivi per la cattura di avifauna selvatica denunciando alla Procura della Repubblica altrettanti bracconieri. L’attività, condotta prevalentemente in orari notturni, ha portato al sequestro di 29 reti verticali tipo di mist-net per uno sviluppo lineare totale di oltre 350 metri per 2,5 metri di altezza, 9 ripetitori acustici elettromagnetici con amplificatore del suono e relativi altoparlanti, 132 esemplari di avifauna selvatica catturati, prevalentemente tordi bottaccio, ma anche merli, tordi sassello e diverse specie protette prontamente liberati sul posto. Il commercio illecito di avifauna è fortemente remunerativo. Nella nostra provincia si stima che il giro d’affari ammonti a diverse centinaia di migliaia di euro, denaro in nero guadagnato sottraendo risorse naturali allo Stato ed evadendo ogni forma di tassazione. La cattura di uccelli migratori sottrae risorse all’Europa, in quanto le rotte migratorie lunghe migliaia di chilometri, l’attraversano da nord a sud, ed è in contrasto con la normativa europea per la tutela delle specie selvatiche (la Direttiva Uccelli concernente la conservazione degli uccelli selvatici e la Convenzione di Berna, convenzione internazionale per la conservazione della natura e dell’ambiente naturale in Europa). Per lo Stato italiano sia l’uccellagione sia il commercio sono reati e le sanzioni penali prevedono l’arresto fino a un anno o l’ammenda fino a 2.065 euro e la revoca della licenza di caccia con divieto di rilascio per un periodo di 10 anni per l’uccellagione, l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda fino a 2.065 euro per chi commercia o detiene a tal fine fauna selvatica. La legge 157/92 sull’attività venatoria considera tale illecito un reato particolarmente grave perché diretto alla cattura di un numero indiscriminato di volatili e la spiccata offensività degli strumenti usati può portare alla cattura e al decesso di specie protette. Un uccello aggrovigliato nella rete a causa delle temperature rigide della notte se non viene immediatamente liberato non può resistere per più di un’ora.

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