Pac: De Castro, fase decisiva, voto e subito i triloghi

UE Parlamento2“Siamo alla vigilia di un momento decisivo per la definizione della Pac post 2014”. Il presidente della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento europeo Paolo De Castro annuncia le prossime fasi dell’iter che porterà all’entrata in vigore della riforma della politica agricola comune dal primo gennaio 2015. “Lunedì 11 marzo – prosegue De Castro – la Commissione Agricoltura si riunirà in seduta straordinaria per analizzare gli ulteriori 330 emendamenti sui quattro dossier legislativi presentati in vista della Plenaria (oltre la metà degli emendamenti riguardano il dossier sull’Ocm unica). Mercoledì 13 l’Aula di Strasburgo si esprimerà quindi sui nuovi emendamenti e sugli emendamenti di compromesso approvati lo scorso 23 e 24 gennaio che ci hanno permesso di definire una ‘contro-proposta’ di riforma della Pac sì più verde, ma meno burocratica e più flessibile, che rimette al centro l’impresa e il lavoro per una reale rispondenza alle necessità del settore. Con gli ulteriori emendamenti predisposti per la Plenaria, auspichiamo che l’Aula recepisca inoltre le correzioni apportate dai principali Gruppi politici su trasparenza, doppi finanziamenti e condizionalitá. Dopo il voto – continua il presidente Comagri – l’11 aprile si aprirà la fase dei triloghi che vedrà Parlamento, Consiglio e Commissione confrontarsi sull’intero impianto della riforma ed entro il semestre di presidenza irlandese (giugno) contiamo di raggiungere un accordo politico tra le tre istituzioni. Un percorso serrato, quello dell’ultimo anno, che ha visto la Commissione Agricoltura impegnata con convinzione nella definizione di una politica che avrà un ruolo nevralgico di sostegno, crescita e sviluppo per un settore centrale nella dimesione europea, e ancor più in quella italiana, come quello dell’agricoltura. Certo – conclude De Castro – l’accordo sul bilancio pluriennale dell’Unione – sul quale il Parlamento si esprimerà in Aula il prossimo martedì 12 marzo – è nettamente in antitesi con questi obiettivi di crescita e sviluppo. Un’intesa, così com’è, inaccettabile e non votabile da un Parlamento che voglia ancora dirsi ed essere genuinamente europeo”.

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