Parlamento Ue: più fondi per il cibo gratis ai poveri

Il Parlamento europeo manda un segnale forte alla Commissione e agli Stati membri per mantenere in vita il programma di distribuzione di cibo gratis ai poveri in Europa, i cui finanziamenti Ue per il 2012 sono passati bruscamente dai 500 milioni di euro degli ultimi anni ad appena 113,48 milioni. Un obiettivo, quello della conservazione degli aiuti ai più demuniti, che vede da mesi impegnati l’Italia al Consiglio dei ministri dell’Ue, sostenuta da altri 15 partner, contro una minoranza di blocco di Paesi del Nord Europa. Gli eurodeputati hanno approvato una risoluzione in cui chiedono alla Commissione e al Consiglio Ue di trovare una soluzione transitoria per sostenere i programmi europei nel 2012 e 2013, in attesa di adeguare il regime di aiuto alimentare nel futuro bilancio Ue 2014-2020. Nella risoluzione – che ha ottenuto 548 voti a favore, 52 contrari e 26 astensioni – gli eurodeputati chiedono alla Commissione “di modificare il regolamento sul regime di distribuzione dei prodotti alimentari alle persone più demunite per usciere dall’impasse nel quale il dossier si trova al Consiglio Ue”. A bloccare la decisione sono Regno Unito, Germania, Olanda, Svezia, Danimarca e Repubblica Ceca che considerano la borsa alimentare un semplice intervento di politica sociale. Rifiutano quindi di approvare la proposta sul tavolo, più flessibile, e che permette l’acquisto direttamente dal mercato del cibo da distribuire gratis”. La riduzione dei fondi al programma 2012 sono infatti la conseguenza di una sentenza della Corte di giustizia dell’Ue nella quale si afferma che, in base alle regole in vigore, gli alimenti destinati ai poveri devono provenire dalle eccedenze nei magazzini pubbici europei: quei magazzini però sono praticamente vuoti, e questo ha determinato la caduta degli contributi Ue. Per uscire dalla stallo gli eurodeputati suggeriscono di cambiare la base giuridica della proposta ma, commenta Roger White, portavoce del commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos, “non c’é più tempo per rifare una nuovo regolamento se si vuole una soluzioni transitoria per i prossimi due anni”. (ANSA)

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