Parma, 8mld in cibo per essere capitale gastronomia

prosciutto parma2Prosciutto di Parma, Parmigiano-Reggiano, Culatello di Zibello, Salame di Felino e Coppa di Parma ma anche Malvasia dei Colli o Spalla Cotta di San Secondo passando per la filiera del pomodoro e quella della produzione della pasta. La candidatura italiana di Parma al titolo di ‘Città Creativa della Gastronomia dell’Unesco’ premia un territorio che ha nella cultura del cibo la sua identità irrinunciabile e che frutta circa 8 miliardi di fatturato. La ‘Food Valley’ emiliana è stata capace di coniugare la grande industria, vedi Barilla, con le piccole produzioni, come la spalla cruda di Palasone, offrendo capolavori gastronomici di nicchia ma anche grandi prodotti leader in tutto il mondo. Non per niente l’export dell’agroalimentare a Parma è valso, nei primi tre mesi dell’anno, 355 milioni di euro con un +5,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Prosciutti e salumi hanno strappato addirittura un +9% e questo nonostante l’embargo russo abbia frenato, e non poco, le esportazioni. E nel 2014 le cose erano già andate bene, in controtendenza rispetto alla crisi, con 1.398 milioni di euro di prodotti consegnati sulle tavole dei consumatori stranieri, in particolare di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. I mercati internazionali, ad esempio, hanno assorbito in un anno oltre 2.600.000 prosciutti di Parma per un fatturato stimato di 250 milioni di euro e oltre un milione di forme di Parmigiano-Reggiano per un fatturato di 460 milioni di euro. Negli ultimi anni hanno comunque assaporato i profumi della Food Valley anche sempre più clienti del Medio Oriente o dell’Oceania e questo nonostante la rivalità dei prodotti ‘Italia Sounding’. E non è un caso che proprio a Parma sia nata cento anni fa Barilla, l’azienda leader nella produzione della pasta, da duecento anni fa si lavori nel mondo delle conserve alimentari, in primis il pomodoro, l’oro rosso della Pianura Padana, dal 2002 ci sia l’Authority Europea per l’Alimentazione, l’Efsa, il massimo organismo di vigilanza e di controllo sulle produzioni alimentari della Comunità dei 27 Paesi e che nel progetto ‘Città Creativa della Gastronomia dell’Unesco’ abbia avuto un ruolo l’Università degli Studi di Parma e l’associazione ‘Cheftochef Emilia-Romagna cuochi’ che riunisce, sotto la guida del guru del Culatello di Zibello Massimo Spigaroli, i maestri dell’arte culinaria regionale. Insomma ”un risultato importante per la nostra città che ci rende molto orgogliosi – commenta l’assessore al turismo del comune di Parma Cristiano Casa, primo promotore della candidatura della città emiliana – Tutto questo è frutto di un lavoro di squadra importante perché ci hanno lavorato tante persone e tutte le istituzioni del territorio”. Ora però la sfida più difficile, ”quella di Parigi – conclude Casa – dove ci confronteremo con tutto il mondo”. (ANSA).

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