Parmigiano-Reggiano: Confagri, equa gestione del consorzio


La Federazione regionale di Confagricoltura come capofila, insieme alle Unioni Provinciali di Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna e Mantova, ha portato all’attenzione del Consorzio del Parmigiano Reggiano alcune osservazioni “sulle potenziali criticità che potrebbero manifestarsi nella gestione del nuovo piano produttivo” ed ha avanzato alcune proposte “per tutelare l’efficienza dell’attuale sistema di programmazione della produzione”. “Esiste innanzitutto il serio problema – afferma Confagricoltura – degli allevatori che alla fine del 2010 si sono avvicinati all’acquisto delle quote sapendo che il Piano produttivo approvato nel 2005 era di prossima scadenza e che per l’anno 2010 si prevedeva una quota forme pari a 3.200.000 in presenza di una produzione reale inferiore. Inoltre la corretta gestione del Piano dovrebbe prevenire potenziali comportamenti opportunistici, innanzitutto rendendo cogenti accordi contrattuali ex ante sui quantitativi tra trasformatori industriali e conferenti, poi facendo in modo che gli imprenditori che hanno beneficiato di finanziamenti Psr non si vedano costretti a pagare sanzioni sulla base degli impegni produttivi precedentemente assunti. Abbiamo suggerito al Presidente Alai la costituzione di una commissione all’interno del Consorzio deputata a dirimere le problematiche gestionali per mezzo di un regolamento, nonché a detenere una ‘riserva’ quote forme da poter ridistribuire in caso di necessità, sulla falsariga della riserva quote latte nazionale”. “Il Consorzio – conclude Confagricoltura Emilia-Romagna – ha ascoltato le nostre proposte comprendendone le motivazioni. La richiesta di riconoscere una quota pari a quella indicata nel piano produttivo agli allevatori che nel 2010 hanno realizzato una produzione di latte inferiore alla loro quota per motivazioni diverse- eventi calamitosi o sanitari, ed anche una quota di prodotto alle imprese – in particolare quelle condotte dai giovani – che, avendo avuto finanziato un piano di sviluppo rurale, si sono dimostrate più dinamiche ed efficienti e si sono impegnante a rispettare gli obblighi comunitari senza che essi incorrano in inconcepibili sanzioni, derivano infatti dalla volontà di assicurare una gestione sostenibile del nuovo piano triennale”. (ANSA).

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