Parmigiano Reggiano: le proposte della Cia per non ricadere nella crisi

Il Parmigiano-Reggiano è in gran salute e la Cia di Reggio Emilia ha organizzato un convegno per cercare di sviscerare le strade per proseguire su questo piano e non ricadere in una crisi come quella attraversata negli anni scorsi. Per far questo c’è un concetto base da seguire: controllo del mercato, che si può ottenere da un lato proseguendo sulla strada dei programmi produttivi concordati con il Ministero delle politiche agricole e con l’assenso dell’Autorità Antitrust come avvenuto negli ultimi tre anni, poi proseguendo l’espansione sui mercati esteri, che ultimamente ha raggiunto livelli spettacolari grazie ad un lavoro ottimo, predisposto dal Consorzio di tutela.
Il Convegno della Cia dedicato a comprendere le dinamiche in corso nel settore lattiero caseario, cui hanno preso parte il presidente della Cia reggiana Ivan Bertolini, il presidente del Consorzio Giuseppe Alai, il presidente di Granarolo Gianpiero Calzolari ed Emilio Braghin responsabile settore latte di Legacoop, è partito dal constatare che i formaggi grana sono oggi in netta ripresa, ma ciò non sembra riguardare né influenzare il resto del settore lattiero. Quotazioni all’origine che meno di 18 mesi fa erano a 6,80 Euro/kg ora superano gli 11 Euro, tra l’altro avendo praticamente esaurito la produzione 2009 e già parecchio avanzata la vendita della produzione dei primi mesi di quest’anno. Una ripresa spettacolare, che tuttavia è nella ‘tradizione’ di un settore dove manca un equilibrio ed un accordo nella filiera; dove perciò chi ha il potere contrattuale lo esercita fino in fondo, con ciò determinando picchi in alto ed i basso molto accentuati. Come evitare di precipitare di nuovo in basso tra qualche mese è stato perciò il centro del confronto.
Com’è avvenuto il passaggio da una profonda crisi ad una redditività che sembra in grado di risollevare anche le sorti finanziarie degli allevamenti sopravvissuti ai momenti peggiori? Si sono combinati vari fattori: calo produttivo che rispetto ai massimi del 2006 ha toccato il 6,2% (quest’anno però c’è un rialzo, che sembra stabilirsi al 2,5%), ritiri nel 2009 e 2010 con il programma di aiuti agli indigenti che ha tolto dal mercato 220/230mila forme, ritiri da parte del Consorzio di prodotto da indirizzare sui mercati esteri, dove si registrano fortissimi aumenti, tanto che la quota di produzione esportata sfiora il 30%. Tutto questo ha creato una carenza di disponibilità di prodotto, soprattutto stagionato, che ha spinto al rialzo le quotazioni.
Diverso è il quadro per il latte alimentare, che infatti si fatica a reperire dai nostri allevatori. Qui i prezzi sono in calo rispetto ai picchi del 2007, ma i prezzi internazionali ormai non consentono più di coprire i costi produttivi, ed in Italia la situazione è anche peggiore; così i 33 centesimi/litro pagati alla stalla non soddisfano gli allevatori, ma sull’altro versante la distribuzione non vuole ritoccare i prezzi, con tensioni quindi piuttosto accentuate.
Sulle azioni intraprese nell’area del Parmigiano-Reggiano, e sul rendere operativa una società consortile in grado di intervenire a correggere le tendenze estreme del mercato, si è registrata un’ampia convergenza di vedute.

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