Patate: nei supermercati prodotto scadente e di dubbia provenienza. La denuncia di Coldiretti

scandalo patate
Mentre i produttori di patate romagnoli sono costretti a buttare il proprio prodotto e a chiudere una stagione in forte rimessa perché chi commercia preferisce acquistare dall’estero, tagliando su costi e sicurezza alimentare, mentre l’importazione di prodotto straniero, in continua ascesa, viene usata come leva per far crollare i prezzi nazionali – e intanto la Procura di Bologna indaga sugli speculatori-truffatori che etichettano come italiano un prodotto che italiano non è – ecco che sugli scaffali dei supermercati e ipermercati della provincia spuntano confezioni di patate di scarto etichettate in maniera non conforme e vendute a peso d’oro.
A denunciare l’ennesima truffa ai danni di consumatori e agricoltori è la Coldiretti che su quegli scaffali, nell’ultimo fine settimana, ha trovato “tanta porcheria – afferma senza mezzi termini il Presidente Massimiliano Pederzoli – prodotto di scarto venduto (ed etichettato) come prima categoria, un prodotto che ai nostri agricoltori non verrebbe neppure ritirato o comunque non verebbe pagato neppure 7 centesimi”. E invece, quel sacchetto di patate rosse cherie, commercializzato da un’azienda emiliana, il consumatore lo paga 1.20 € al chilo.
“Peccato però – denuncia ancora Pederzoli – che il cittadino-consumatore si trovi a comprare e a pagare un prodotto venduto per ciò che non è: in etichetta, infatti, oltre ad una generica e dubbia indicazione d’origine ‘Emilia-Romagna’ sono indicati calibro 40/70 e categoria Iª, ma dalle verifiche fatte il prodotto è tutto sotto calibro e di bassa qualità e dovrebbe essere subito oggetto di specifici e puntuali controlli da parte degli organi deputati e ritirato dai banchi”. Proprio per tutelare i vari settori produttivi da ‘manovre’ che ingannano i consumatori e danneggiano i produttori Coldiretti ha istituito l’Osservatorio per la lotta alla criminalità per diffondere la conoscenza e la consapevolezza del patrimonio agroalimentare italiano, con l’obiettivo di creare un sistema coordinato e capillare di controlli idonei a smascherare i comportamenti che si pongono in contrasto con le normative in vigore.

Altra questione piuttosto sospetta, o che perlomeno insospettisce i produttori di patate romagnoli, è quella della provenienza dei tuberi che si trovano attualmente sul mercato: “Perché – denuncia il ravennate Vittorio Valmori, produttore di patate e Presidente Coldiretti del Comprensorio lughese – di prodotto italiano, nelle trattative che vanno a buon fine con I commercianti, non vi è traccia poi, come per magia, eccolo ricomparire sui banchi dei supermercati. Ma allora – prosegue Valmori – che fine fanno tutte quelle patate che il nostro Paese importa dall’estero e soprattutto dalla Francia? Dove sono finite dato che sui banchi non si trova nemmeno una patata con origine estera in etichetta?

Si sta creando una situazione – rileva Coldiretti – per cui arrivano dall’estero patate a costi stracciati di 6-8 centesimi al chilogrammo, con problemi di qualità organolettiche e garanzie sanitarie, anche a causa del massiccio ricorso nei Paesi di origine alla difesa chimica delle produzioni. Il tutto a discapito dei produttori emiliano-romagnoli soggetti al disciplinare QC (Qualità controllata) della Regione che impone precise regole di produzione a tutela della qualità finale del prodotto.
Secondo Coldiretti, dunque, è fondamentale aumentare il livello dei controlli e verificare che vengano rispettate le norme di trasparenza a tutela di produttori e consumatori.

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