PD : no alla privatizzazione della caccia

Il dialogo tra cacciatori, associazioni ambientalisti e mondo agricolo è possibile in nome della tutela della fauna e del territorio. E può dare risultati concreti: come il ritorno del lupo nrell’Alto Imolese. E’ quanto è emerso oggi nel corso del convegno ‘Le politiche per la gestione della fauna selvatica, dell’ambiente e del territorio dell’Emilia Romagna’ promosso dal Gruppo PD dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna e svoltosi a Imola alla presenza di circa duecento intervenuti.
“In 30 anni – ha spiegato Damiano Zoffoli, presidente della Commissione Territorio e Ambiente della Regione – il numero dei cacciatori si è sensibilmente ridotto, mentre la fauna si è accresciuta. Occorre quindi cercare un equilibrio indispensabile per contrastare la pressante presenza di ungulati e storni”.”Nell’Imolese – ha aggiunto la consigliere regionale Pd Anna Pariani – la collaborazione tra mondo venatorio, ambientalisti e agricoltori ha favorito il ritorno del lupo. E’ un esempio del valore della tutela della fauna che accomuna gli attori della tutela ambientale”.Al consigliere regionale Pd Mario Mazzotti, il compito di sviluppare e argomentare la posizione del Partito Democratico. “Nell’attuale maggioranza che governa il Paese – ha detto – si scontrano due posizioni. La prima è ultra liberista, vorrebbe una caccia priva di regole, in netto contrasto con le normnative europee. La seconda è quella portata avanti dal ministro Brambilla che propone l’abolizione dell’articolo 842 del Codice civile che prevede la possibilità di entrare nei fondi privati, nel rispetto di regolamenti precisi, per esercitare l’attività venatoria. Se viene meno questa possibilità, avremo la privatizzazione della caccia, cioè potranno praticarla solo i proprietari terrieri o in forma a pagamento. A scapito del valore sociale della caccia e del controllo faunistico”. Per Mazzotti “sono maturi i tempi di porre con forza il tema del ristorno alle Regioni di ciò che gli spetta, vale a dire il 50% dei proventi delle tasse di concessione governativa proveniente dal territorio. La legge regionale sull’Attività venatoria è tra le più avanzate e certamente contribuisce a favorire una caccia programmata e cogestita”. Nel dibattito, molto costruttivo, sono intervenuti rappresentanti delle associazioni venatorie, ambientaliste e dell’agricoltura. La loro posizione è stata riassunta Danilo Treossi, coordinatore del Tavolo regionale composto da cacciatori, ambientalisti e agricoltori. ” Le associazioni venatorie, del mondo agricolo e ambientaliste – ha spiegato Treossi – hanno messo a punto per questo convegno un documento. Siamo contrari all’abolizione dell’art. 842 e quindi del divieto di accesso aì fondi privati: sarebbe un provvedimento nche comprometterebbe la programmazione faunistica. Chiediamo di mobilitarci affinchè lo storno venga inserito tra le specie cacciabili. Le tasse di concessione, come ha detto il consigliere Mazzotti, devono tornare sul territorio”.Le conclusioni sono state tratte dall’assessore regionale all’Agricoltura, Economia ittica, Attività faunistico-venatoria Tiberio Rabboni. “Non sottovalutiamo quanto sta cercando di far passare il ministro Brambilla – ha sostenuto – perchè tende a mettere in discussione il modello che abbiamo nella nostra Regione che si basa su programmazione e cogestione, elementi che hanno consentito una forma di equilibrio tra diverse esigenze. Teniamo conto che i nostri Calendari venatori non sono mai stati impugnati, le delibere sulla caccia in deroga per la prima volta quest’anno, non hanno avuto opposizioni. Diamo valore a questa esprienza. A livello nazionale si è costituito un tavolo – come quello presente in Emilia Romagna – tra cacciatori, ambientalisti e agricoltori: è un punto di riferimento per contrastare la posizione del ministro Brambilla. Certamente ci sono anche problematiche da affrontare come quello degli ungulati in collina e in montagna, ma a nche qui stiamo lavorando per dare una risposta, in accordo con l’Ispra, al problema chiendo la collaborazione di Province, Atc, Parchi. L’incontro di oggi conferma che la nostra forza sta nella collaborazione tra gli attori in campo, è il presupposto per una gestione del territorio sempre più corretta”.

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